Il borghese gentiluomo

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Al tempo di Molière la società era rigorosamente divisa in due: il popolo, da una parte, e la nobiltà, dall’altra, e il confine tra le due parti era invalicabile. A metà, su quel confine invalicabile, cresceva una nuova classe, la borghesia. Avevano, potevano avere, denaro i borghesi, arricchitisi con I commerci: magari potevano alcuni avere più denaro di certi nobili nullafacenti e dilapidatori dei loro patrimoni, ma il confine rimaneva invalicabile. Il borghese, il nuovo ricco, il “parvenu” che vuole, vorrebbe scavalcare quel confine coprendosi di ridicolo per la sua inarrivabile ambizione, è oggetto di satira nella splendida commedia di Molière del 1670. La figura, qui comicissima, dell’arrampicatore sociale (figura già molto diffusa, anche nel secolo precedente, nel teatro elisabettiano) diventerà poi figura drammatica, e infine tragica, nel secolo successivo e soprattutto nel successivo ancora, nell’Ottocento, in tutte le letterature europee, non solo in Francia.

“Il Borghese gentiluomo” è rappresentato dal gruppo d’arte “Sicilia Teatro” con l’attenta regia di Elio Gimbo che ha saputo dare un tocco di “modernità” alla rappresentazione. L’assistente alla regia è Grazia Giunta, i costumi di Rosy Bellomio, il trucco di Sara Lattuga, la sarta Giovanna Platania, fonia di Mariaelena Trovato, direttore di scena Bruno Musumeci. L’incantevole e armonioso suono del sax di Jil Negretti fa da gradita colonna sonora allo spettacolo.

Come il regista stesso, Elio Gimbo, scrive sulle note dello spettacolo: “Un comico è un dono che ogni tanto Dio manda agli uomini”, bisogna sottolineare il ruolo importante che riveste, più che mai in questa società tristemente bastonata dalla crisi economica e morale, colui che è capace di far sorridere gli esseri umani in modo terapeutico. Ridere è la panacea naturale per ogni sorta di malattia. Il protagonista de “Il borghese gentiluomo” è il signor Giordano ben interpretato dall’attore Turi Killer, nota maschera grottescamente naturale e spontanea in ogni battuta. La moglie di Giordano è una sempre frizzante, adeguata, altera Fiorella Tomaselli. La figlia della coppia è la giovane e leggiadra Luana Piazza, elegante nelle movenze come nell’interpretazione. La cameriera della famiglia borghese di Molière, Nicoletta è la brava e giunonica Agata Bassetta, esilarante e ben fatta la sua risata beffarda rivolta al protagonista per sottolinearne l’esagerato abbigliamento. L’innamorato di Lucilla, Cleonte è il giovane attore Michele Giuffrida, il suo servitore Coviello è ben interpretato da Alessandro Coppola mentre la ricca nobildonna Dorimene, della quale è segretamente innamorato Giordano, ritroviamo l’attrice istrionica Rita Biondi che vediamo già dal primo atto nel ruolo dell’insegnante di danza dai toni imperiosi, dalla tuta “adamitica” un po’ troppo variopinta. Il furbo e poco onesto spasimante di Dorimene, Dorante è un convincente Lorenzo Conti (finto padre di Cleonte diventa per il protagonista il Gran Turco).

Il bravo attore Saro Marzullo è un erudito, suadente maestro di filosofia; il sempre adeguato attore Antonio Sturiale è un maestro di musica pacato, efficiente, elegante e con grande “dignità scenica”. Il giovanissimo Nicola Cannavò è un maestro di scherma deciso, competente, dai movimenti militareschi e dalla postura impeccabile, bravissimo nei movimenti da combattimento.

Il sarto del borghese è interpretato da Alessandro Coppola nel suo secondo ruolo mentre il suo aiutante è Sebastiano Giustolisi. Le due guardie del corpo del goffo ed ingenuo borghese Giordano sono interpretate da Gino Santagati ed Andrea Sicilia. Come l’avaro, come il malato immaginario, come l’ipocrita Tartufo anche questo borghese che sogna di diventare un gentiluomo è, nella cultura letteraria europea, un archetipo, è il modello esemplare e imprescindibile del nuovo ricco, dell’arrampicatore sociale, dell’ambizioso che pretende di comprare, col denaro, quei meriti e quei titoli di cui è irrevocabilmente privo.

Un grande applauso sottolinea la buona riuscita di un lavoro impegnativo di un gruppo di teatro ben affiatato, compatto e sapientemente diretto.

gruppo

antonio turi rita

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