Gli ortaggi più antichi

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cavoloChissà se la nevicata eccezionale di febbraio, che ha fatto lievitare i prezzi degli ortaggi, accompagnata dalla stangata della manovra Monti di fine anno, ci faranno cambiare abitudini alimentari.

Tutti sappiamo che d’inverno, normalmente, la verdura fuori stagione costa di più, eppure facciamo fatica a rinunciare, per pochi mesi a zucchine, melanzane, pomodori e peperoni.

Al loro posto si possono utilizzare gli ortaggi più antichi d’Europa, versatili, salutari e meno costosi come verza, cappuccio, broccoli, cavolfiore. Danno gusto in tavola d’inverno e sono preziosi alleati del benessere.

Tutti i cavoli, dalle verze ai broccoli, dai cavolfiori ai cavolini di Bruxelles, dal cavolo nero a quello cappuccio bianco (dal quale si ricavano i crauti) appartengono alla famiglia botanica delle Brassicacee o Crocifere della quale fanno inoltre parte crescione, rapa, rucola, ravanello, cren o rafano, senape.

In cucina sono molto versatili giacché si possono mangiare crudi (in carpaccio, insalata, pinzimonio), lessati o scottati al vapore, saltati in padella, stufati, brasati, fritti, gratinati.

Sono assai apprezzati dai nutrizionisti per l’abbondanza di vitamine, tra cui la vitamina C, grazie alla quale rivaleggiano con gli agrumi come baluardo contro le malattie da raffreddamento e l’influenza, fibra, che aiuta l’intestino a fare il suo dovere, sali minerali, tra cui il calcio che serve per la crescita dei bambini e la robustezza delle ossa negli adulti, e il potassio che allieva la fatica muscolare e contribuisce a regolare la pressione arteriosa.

Contengono altre sostanze dal nome chimico difficile, che alla cottura vengono liberate e caratterizzano l’odore del cavolo. Ma anche queste ultime hanno effetti benefici sulla nostra salute.

L’apporto calorico è decisamente contenuto. quindi  possono essere utili in un’alimentazione ipocalorica.

Ma quel che dei cavoli attrae di più la scienza medica  sono le proprietà antiossidanti, utili a combattere l’invecchiamento delle cellule e il ruolo che potrebbero avere nella prevenzione dei tumori.

Alcuni ricercatori dell’Istituto Mario Negri hanno analizzato i dati di una serie di studi condotti in Italia ed in Svizzera su più di 12.000 casi di cancro. Le informazioni relative a questi pazienti sono state confrontate con altre 11.000. Si è constatato che individui abituati  a consumare almeno una volta alla settimana crocifere avevano un rischio significativamente ridotto di sviluppare patologie tumorali rispetto  a coloro che non ne consumano affatto o solo occasionalmente

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