Signorina Giulia

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«Con la presente, mi permetto di proporvi la prima tragedia naturalistica nella letteratura drammatica svedese, e vi prego di non respingerla alla leggera, se non volete pentirvene più tardi, perché, come dicono i tedeschi: farà epoca»: così August Strindberg scrive nell’agosto 1888 all’editore Bonnier, che respingerà “Signorina Giulia” perché troppo scandalosa.

Strindberg aveva ragione. Lo dimostra l’ultrasecolare successo della pièce, rinnovato in questi mesi sui palcoscenici italiani dalla coproduzione realizzata dallo Stabile di Torino e dal Teatro di Dioniso, in tournée nazionale. Anche il Teatro Stabile di Catania ospita lo spettacolo dal 2 al 7 marzo alla sala Ambasciatori, all’interno della ricca stagione dedicata dal direttore Giuseppe Dipasquale all’universo femminile, e intitolata appunto “Donne, l’altra metà del cielo”.

Una scelta coerente e particolarmente felice, visto l’eccellente riscontro di pubblico e di critica registrato dalla nuova versione italiana di Valter Malosti che firma anche la regia. Protagonisti due nomi di spicco come Valeria Solarino e lo stesso Malosti, affiancati da Caterina Carpio in un prestigioso allestimento che si avvale delle scene di Margherita Palli, i costumi di Federica Genovesi, il suono di G.u.p. Alcaro, le luci di Francesco dell’Alba.

Signorina Giulia è la storia di un incontro estremo e distruttivo, tra la figlia di un conte (la Giulia del titolo) e Giovanni, servitore-tuttofare di suo padre. Ad osservare i due la cuoca Cristina, fidanzata dell’uomo. L’azione si svolge nel Midsommarnatten, la notte di mezza estate, notte magica di San Giovanni, occasione rituale di scatenamenti orgiastici, che spinge padrona e servo a sperimentare il superamento di maschile e femminile, ma anche la contrapposizione di classe, lo sconvolgimento dei ruoli, la sperimentazione del diverso.

È un mondo infero, quello che vediamo rappresentato: si scende giù per andare nella cucina, regno sprofondato della servitù dove gli alberi si intravedono appena e un raggio di luce del mattino è un’apparizione sacra: l’ora del sacrificio. Giovanni, ambizioso e disposto a tutto per uscire da quel luogo, crede che Giulia possa rivelarsi fondamentale per la sua ascesa, ma la giovane si rivelerà un “ramo secco”.

Giulia ha di contro un sogno ricorrente, sogna di voler cadere e sprofondare sempre più giù, giù sottoterra; e questa cucina dove si respirano fumi infernali è una sorta di anticamera dell’inferno o anche dell’inferno che può essere il “teatro della memoria”. Ma Giulia diviene anche per Strindberg una di quelle attrici/isteriche di un esperimento di ipnosi al cui “spettacolo” aveva assistito a Parigi presso l’ospedale della Salpêtrière per opera di Charcot, e con una singolare seduta di ipnosi, cui l’autore invita a partecipare tutta la comunità degli spettatori, si chiude tragicamente la parabola della giovane.

Signorina Giulia segna altresì il ritorno a teatro di Valeria Solarino, attrice nata artisticamente a Torino nella Scuola del Teatro Stabile, che si è affermata come interprete cinematografica e televisiva lavorando con Giovanni Veronesi, Wilma Labate, Roberto Andò, Alessandro d’Alatri, Mimmo Calopresti, Michele Placido.

Valter Malosti ha affrontato Strindberg dopo una stagione di successi, un Premio Ubu 2009 per la regia di Quattro atti profani di Antonio Tarantino nonché il Premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro per la regia ancora di Quattro Atti Profani e Shakespeare/Venere e Adone.

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SIGNORINA GIULIA

di August Strindberg

versione italiana e adattamento Valter Malosti

con Valeria Solarino, Valter Malosti, Caterina Carpio

regia Valter Malosti

scene Margherita Palli

suono G.u.p. Alcaro

luci Francesco Dell’Elba

costumi Federica Genovesi

training fisico e cura del movimento Alessio Maria Romano

produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino/Teatro di Dioniso

Teatro Ambasciatori dal 2 al 7 marzo 2012

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