“Il borghese gentiluomo” al teatro della Pergola di Firenze

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il borghese gentiluomo

Uno spettacolo davvero coinvolgente ma, soprattutto, uno spettacolo “totale” in cui trovano spazio sia la recitazione che il canto che la danza: questo e tanto altro è “Il borghese gentiluomo” di Molière nella versione che Massimo Venturiello ha immaginato, creato, diretto e portato al teatro della Pergola di Firenze insieme a Tosca e a una compagine di attori e cantanti di ottimo rilievo.

Venturiello ha “trasportato” il francese “bourgois gentilhomme” in un mondo napoletano inventato e fortemente astratto e questa sua idea non ha, secondo il nostro personale parere, minimamente “inficiato”, come spesso, purtroppo, ci è capitato di vedere ultimamente, l’originale ma anzi lo ha arricchito dando a un testo del teatro tradizionale tanto celebre un’anima moderna senza rovinarlo.

Dato che tra Molière e il suo musicista Lully c’era un rapporto fortissimo e la musica e il ballo sono elementi fondamentali di questo testo Venturiello ha chiesto a Germano Mazzocchetti di creare delle musiche originali partendo dal minuetto seicentesco per arrivare alla sceneggiata napoletana, con ottimi risultati secondo noi. Splendide e originali le scene di Alessandro Chiti, bellissimi anche i costumi di Santuzza Calì e belle anche le coreografie di Fabrizio Angelini.

Vorrei tributare un applauso e un “bravo” collettivo a tutti gli attori che sono anche formidabili cantanti iniziando naturalmente da Tosca che impersona sia la moglie del protagonista, una donna molto pragmatica, che la Musa, una figura astratta e visionaria che introduce e commenta quello che sta per succedere; e poi Camillo Braschi, il maestro di filosofia, Franco Silvestri quello di danza, Mimmo Pedrone quello di scherma e Gennaro Cuomo quello di musica e poi Elena Jador Braschi la Marchesa, Elisa Smerilli Nicoletta, Dario Ciotoli il sarto e Francesca Colapietro Lucilla.

Concludiamo con queste parole di risposta di Massimo Venturiello alla domanda se fosse uno dei suoi intenti realizzare uno spettacolo popolare: “proporre spettacoli popolari è anche il mio obiettivo, faccio questo mestiere perché da bambino ero fortemente affascinato dalle feste di piazza e dal circo. Mi piace che i miei racconti siano compresi a tutti i livelli”. C’è riuscito perfettamente con un unico piccolo neo, se ce lo permettete: l’estrema lunghezza dello spettacolo, 2 ore e 45 minuti.

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