L’occasione perduta

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giorgio_napolitano_monito
Sotto la guida di Napolitano le celebrazioni del 150° dell’Unità di Italia
hanno fatto una rilettura reazionaria, retorica, oscurantista di una storia
che va riraccontata di sana pianta e che è stata la storia di annessioni più
o meno violente aiutate dalla Francia a favore del suo Stato satellite della
Savoia. Storia cominciata con il sangue versato per conto terzi in una
guerra lontanissima dall’Italia la guerra di Crimea proprio come oggi
combattiamo le guerre altrui in Afghanistan in Iraq e domani in Siria o in
Algeria o in Iran. Napolitano ha omesso di raccontare il decennio
meridionale di sangue successivo alla spedizione dei Mille nel corso del
quale centinaia di migliaia di persone furono uccise barbaramente o
deportate a Fenestrelle la terribile fortezza torinese al cui ingresso sta
scritto: Ognuno vale per ciò che produce” scritta anticipatrice di quella di
Auschwitz “il lavoro rende liberi”!
Il 150 anniversario è stato una occasione perduta per la verità e per la
giustizia,. .
È stato anche l’anno in cui abbiamo perso quanto restava della sovranità
nazionale già limitata dalla presenza di 100 basi militari americane e da
depositi di bombe nucleari e dalla pesantissima interferenza clericale in
tutta la legislazione sui diritti della persona umana. Un anno in cui non si
è voluto fare chiarezza e che ha lasciata intatta l’enorme menzogna  che
grava sulla nostra storia. Mai come oggi l’Italia è una “espressione
geografica” come ebbe a dire malignamente Metternich e, ancora più
tristemente,  “un paese di morti” come ebbe a dire il poeta La Martine.
L’Italia era stata redenta e poteva diventare nazione attraverso le lotte
del suo possente movimento operaio e socialista   che avevano prodotto
condizioni di civiltà universali e di dignità nei posti di lavoro. Avevamo
pensioni e sanità e scuole tra le migliori del mondo. Tutto revocato!  Ora è
in corso un processo di schiavizzazione della condizione del lavoro e,
piuttosto che abolire la legge che contribuisce a generarle la legge di
precariato  ispirata a Biagi stiamo cancellando gli ultimi diritti che
restano ai lavoratori. Con la fine dell’art.18 si chiude la storia della
coesione nazionale. Da domani in poi ognuno per se come profetizzava la
signora Thatcher.

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