“Re Lear o il passaggio delle generazioni” al Teatro delle Arti di Lastra a Signa

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teatro delle arti

Uno degli eventi teatrali più affascinanti di questa stagione così densa e variegata che Firenze mi ha, fin qui, offerto in veste di critico teatrale ma “affascinante” non rende pienamente l’idea e proverò a dirvi di più su questo “Re Lear o il passaggio delle generazioni” che Gianfranco Pedullà, regista e autore della riduzione del testo, ha tratto dallo shakespeariano “King Lear” che ha debuttato ieri sera al Teatro delle Arti di Lastra a Signa e che sarà poi sabato e domenica al Teatro Le Laudi, sempre a Firenze, e infine il 31 al Teatro Comunale di Bucine in provincia di Arezzo.

“Mettere in scena Re Lear è come salire su una montagna e gettare un lungo e pietoso sguardo sul mondo, sulle conquiste e sulle cadute degli uomini…la rivalità, la competizione sfrenata riporta gli uomini allo stato bestiale, alla violenza, alla guerra sterminatrice…è allora che si rompono i legami di solidarietà tra giovani e vecchi, tra padri e figli, tra fratelli e sorelle; e la vita umana si chiude nell’individualismo cieco, nella solitudine aggressiva, nella sofferenza e nell’insofferenza”: queste parole del regista Pedullà, tratte dalle note di sala, ci dicono in modo più che esauriente cosa sia “Re Lear” e quanto possa essere ancora attuale ai nostri giorni, un’opera teatrale senza tempo perché “…nella nostra epoca…la comunicazione tra padri e figli appare sbilanciata a favore di adulti sempre giovanili e giovani che, per molti motivi, faticano a imporre la loro funzione sociale e non riescono a  diventare adulti”.

Gianfranco Pedullà è riuscito a mettere in scena un Re Lear straordinario con l’aiuto delle scene di Claudio Pini, delle ottime luci di Marco Falai, dei perfetti costumi di AlexandraJane Meigh, delle musiche originali di Jonathan Faralli e con un cast di attori bravissimi che meritano il nostro applauso e un “bravo” collettivo; ma vogliamo tributarne alcuni speciali a Francesco Rotelli che ha disegnato un Edgar formidabile, a Lorella Serni, una Goneril crudele, insieme a Silvia Frasson, l’altra figlia ingrata, Regana, a Marco Natalucci, un perfetto Matto, a Simone Faloppa, un opportunista Edmund e, naturalmente, ai due protagonisti principali, Giusi Merli nel ruolo del Re Lear e Gianfranco Quero in quello di Glouster. Completano il cast Roberto Caccavo che è Kent, Claudia Pinzauti Cordelia ed Enrica Pecchioli Cornovaglia.

Ci hanno colpito positivamente due scelte registiche: la prima, quella di affidare due ruoli maschili, il protagonista Lear e Cornovaglia, marito di Regana, a due donne in perfetta, simmetrica contrapposizione al fatto che nell’Elizabethan Age in cui ha vissuto Shakespeare tutti ruoli femminili fossero interpretati da uomini. E quella di utilizzare tutti gli spazi del teatro, soprattutto i corridoi laterali e quello centrale, per dare maggiore emozione e vivacità alle vicende che si stavano svolgendo sul palco.

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