Quando non avevamo niente

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quando non avevamo niente

Non c’è bisogno di scenografie faraoniche, di costumi sfarzeschi, di luci particolari o musiche celebri: quando hai già dentro tutto questo, quando hai la capacità di “contenere” dentro di te tutti i personaggi, quando sai narrare grazie alla tua infinita fantasia allora…sei Silvia Frasson, narratrice immaginifica come si definisce lei, un’attrice che è uno scricciolo di donna, fisicamente, ma che ha una potenza recitativa inimmaginabile e che ci ha regalato un altro dei suoi “piccoli gioielli” ieri sera nelle sale della biblioteca Ernesto Ragionieri a Sesto Fiorentino.

Questa biblioteca si trova nella stupenda villa di Doccia in cui aveva sede la fabbrica della porcellana fondata dal marchese Carlo Ginori nel lontano 1735; Silvia Frasson ha immaginato e creato, grazie alla collaborazione con la biblioteca stessa e l’istituzione Sestoidee, uno spettacolo itinerante all’interno della villa, con soste in alcuni saloni, per narrare la storia di questa  manifattura che ha fatto la storia della porcellana in tutto il mondo e che è stata così fondamentale per Sesto Fiorentino e i suoi abitanti.

Già l’essere ricevuti in una biblioteca invece che in un classico teatro, fatti accomodare in attesa dell’inizio della visita ha creato una sorta di attesa nel pubblico presente pronto a vivere un’altra delle magie recitative a cui ci ha abituato Silvia con le sue “creazioni”; poi siamo stati accompagnati da un sala all’altra da Beatrice, la gentilissima “anfitriona”, perdonatemi il neologismo femminile, e in ogni sosta del nostro itinerario è apparsa Silvia per regalarci una goccia della storia della manifattura Ginori dando vita ai vari personaggi con la sua inimitabile gestualità e la sua camaleontica capacità di dare voce all’artigiano cinese, primo scopritore della formula segreta della porcellana, definita l’oro bianco, alla regina austriaca Maria Teresa, al fabbricante veneziano e, il più commovente di tutti, a Bruno, l’operaio che ha lavorato ai forni della Ginori cuocendo i mattoni refrattari a mani nude con cui ha concluso il suo spettacolo.

Ancora una volta grazie, Silvia, per averci fatto vivere una delle “tue” storie.

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