E se cambiassimo le regole?

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padua_ceI play off della serie C di rugby, almeno per quanto riguarda la fase interregionale, sono arrivati all’ultimo appuntamento. Domenica prossima, con orari e sedi ancora da definire, si giocheranno le due finali: una darà alla vincente l’accesso diretto alla serie B della prossima stagione, l’altra assegnerà la terza piazza.
Poi, la terza e la seconda, avranno ancora chance di promozione: battere rispettivamente il Siena, e la vincente tra Terni e Cecina.
Nell’attesa, proviamo a fare due riflessioni sulla formula di questi play off.
In finale sono andate le Aquile del Tirreno del Barcellona e il Benevento, le due squadre, cioè, che, si erano classificate prima e seconda nella classifica stilata dalla Fir e ottenuta tenendo conto dei risultati dei quarti di finale, e che grazie a questo avevano ottenuto il diritto di giocare la semifinale in casa.
A un osservatore distratto questo potrebbe sembrare l’epilogo di stagione più giusto, e noi, per carità, non vogliamo alimentare sospetti di qualsiasi genere: barcellonesi e beneventani sono in finale con pieno merito. Proviamo però ad analizzare come vi sono arrivati.
Partiamo dall’inizio, dalla circolare n.2, emanata dalla Fir a inizio di questa stagione, nella quale si stabilivano le strutture dei campionati e i meccanismi che avrebbero portato una o più squadre alla promozione in serie B.
Secondo questa circolare, ai play off sarebbero state ammesse otto squadre: la vincente del girone campano (che poi si è rivelata essere il Benevento), quella del girone abruzzese (Paganica), dei due gironi laziali, Lazio Nord (Viterbo) e Lazio Sud (Latina), e quattro squadre, due per ciascuno, provenienti dai gironi siciliani e calabro-pugliesi.
Concentriamoci su questi. In Sicilia, così come in Puglia/Calabria, si sono disputati due gironi, con le squadre assegnate all’uno o all’altro per scelta meritocratica (nel Lazio invece si è optato per una divisione territoriale, chissà perché…): le più forti in una sorta di serie C1, le altre in C2. Alla fine dei campionati le prime tre della C1 e la prima della C2, si sono incontrate con lo schema “prima C1-prima C2” e “seconda C1-terza C1”; le vincenti sono state ammesse ai play off come Sicilia1 e Sicilia2, Puglia1 e Puglia2.
A questo punto hanno preso il via i play off veri e propri, con i seguenti accoppiamenti: Sicilia1-Lazio Sud, Sicilia2-Puglia2, Lazio Nord-Abruzzo, Campania-Puglia1.
Così facendo, ci sono stati incroci tra squadre molto forti (almeno a detta degli addetti ai lavori) e altri tra squadre più “normali” (sempre secondo gli addetti ai lavori). Per esempio, il Viterbo è stato costretto a scontrarsi con il Paganica (si tratta di due squadre che a inizio di stagione non avevano certo nascosto che il loro obiettivo fosse la promozione), mentre le Aquile del Tirreno, Sicilia2, hanno avuto come avversari il Campi, Puglia2 (non facciamo torto a nessuno se pensiamo che entrambe non pensavano certo alla promozione come l’obiettivo primario della propria stagione). In pratica, due vincitrici di campionato da una parte, due seconde classificate dall’altra.
La nostra modesta opinione è che, in questo modo, ci sia stato un differente trattamento, privilegiando, evidentemente in modo involontario, alcune squadre piuttosto che altre.
Ed ecco spiegato il perché i barcellonesi, nella classifica virtuale che è stata stilata alla fine dei quarti di finale e che ha dato il diritto a giocare in casa la semifinale, è risultata prima mentre il Viterbo quarto: le Aquile hanno vinto facile contro un avversario proveniente dal girone notoriamente meno forte tra quelli che compongono l’Area 4, mentre il Viterbo ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie, alla fine imponendosi di misura, per eliminare la vincente di uno dei gironi più tosti di quest’Area.
Dunque, l’attuale formula è iniqua. Che si può allora per renderla più equa?
Facile! Basterebbe adottare la formula delle teste di serie, la stessa con la quale si giocano i play off nel basket, inserendo nel tabellone le otto squadre in rapporto al loro quoziente punti ottenuto durante la stagione regolare. In questo modo le squadre si affronterebbero secondo il classico schema 1-8, 2-7, 3-6, 4-5, evitando così abbinamenti “terribili”, privilegiando al contempo le squadre che hanno fatto meglio durante la stagione regolare.
Secondo questa formula, ecco quali sarebbero stati i quarti di finale di quest’anno: nella parte alta del tabellone si sarebbero affrontati il Viterbo (testa di serie n.1 con 4,77 di quoziente punti, ottenuto grazie ai 105 punti guadagnati in 22 partite) e il Barcellona (testa di serie n. 8, 47 punti in 14 partite con un quoziente di 3,35). La vincente avrebbe affrontato una tra Benevento (quarta con 4,35 di quoziente punti) e Latina (quinta a 4,31).
Nella parte bassa, invece, ci sarebbe stato un Paganica (seconda a 4,56) – Campi (settima a 3,78) e un Padua Ragusa (terzo a 4,50) – Trepuzzi (sesto a 4,00).
Chissà se con questa formula in semifinale sarebbero arrivate altre squadre…
Con i “se” e con i “ma”, però, non si fa la storia; con i ragionamenti, invece, si può costruire il futuro.
A buon intenditor…

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