Mario Venuti – “L’ultimo romantico”

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Mario Venuti_L'Ultimo Romantico

Non è un caso che il più recente lavoro discografico di Mario Venuti si intitoli “L’ultimo romantico”.

A dispetto dei tempi incerti che viviamo, essere fedeli alle proprie inclinazioni, non lasciarsi andare alle correnti delle mode, aggrapparsi all’inconsistenza di un sogno, credere con caparbietà ad ideali reputati desueti,  richiede una buona dose di coraggio. O forse molta incoscienza. Sicuramente comporta l’essere degli inguaribili romantici, nel senso etimologico del termine che evoca la tensione emotiva tipica della finzione romanzesca.

Mario Venuti, da buon romantico, professa da sempre un credo ferreo nei confronti della forma canzone. Ha fatto del tanto bistrattato pop il proprio schema espressivo musicale d’elezione, perseguendo senza cedimenti l’utopia che esista la canzone perfetta, quella in cui l’alchimia melodica sia sublimata mediante una semplicità che non si trasfiguri in banalità.

Nessuna concessione ad atmosfere melense, quindi, come il titolo suggerirebbe, bensì una ulteriore tappa in un percorso artistico dalla direzione ben precisa. Questa volta, però, come un bambino dispettoso o un provetto giocatore d’azzardo, Venuti mescola le carte in tavola.

Eccolo, così,  dilettarsi a giocare con universi musicali molto diversi fra loro: la disco music (la gradevolissima “Fammi il piacere”), il reggae (“Con qualsiasi cosa”), la canzone italiana degli anni sessanta (“Non sarò io”), il sound britannico degli amatissimi Xtc (“Dna”) e di Elton John (la denoviana “Rasoi”), le contaminazioni etniche (“Rosa porporina”), le melodie radiofoniche (“Trasformazioni” e “Terra di nessuno”), gli incroci impossibili tra archi e pop tanto cari a Beatles e Rolling Stones (“Là ci darem la mano”). Si ciba di antitesi, coniugando sacro e profano, citando tanto il melodramma quanto il rock.

Una musica che nelle mani dell’artista siciliano è lo strumento per descrivere il mondo che lo circonda, con le sue contraddizioni e le sue meschinità, dosando ironia e sensibilità.
La crisi economica (“Rasoi”), l’ossessione dell’eterna giovinezza (“Dna”), il crollo dei valori (“L’ultimo romantico”), l’ambizione del successo tramite la fisicità (“Fammi il piacere”) ovvero quelle stesse pulsioni che animano da sempre l’irrequietudine dell’uomo (“Là ci darem la mano”).
Uno scenario complesso in cui, come in uno specchio, si riflettono le incertezze personali, alimentate dall’imponderabilità del futuro e dal tempo che trascorre inesorabile, complice l’ombra di un passato che, fra nostalgia di una giovinezza “bevuta ad ampi sorsi” e rimpianti, obbliga a fare i conti con sé stessi e le proprie scelte. Verrebbe voglia di fermarsi (“rimango qui stanco di com’ero ieri” canta malinconicamente in “Terra di nessuno”), ma quei valori e quelli ideali in cui si è creduto fermamente, tanto da trasformare in vero e proprio “ultimo romantico”, nonostante il prezzo pagato sono i pilastri che tengono in piedi e danno la forza di guardare al domani, fiduciosi “che tanto verrà il nostro turno di prendere le nostre gioie della vita” (“Gaudeamus”).

Un caleidoscopio sonoro accattivante, anche se a tratti convenzionale, che nella sua manifesta eterogeneità può tuttavia disorientare, soprattutto chi cerca le eco rassicuranti di una nuova “Fortuna” o un’altra “Veramente”.  Un ascolto attento, però, rivela la coerenza di una scelta artistica ben precisa. Basta sfogliare tra le parole e piccoli frammenti di canzone – quel “non sarò io a cercare sempre l’applauso facile” con “canzoni che non fanno neanche compagnia”- divengono vere e proprie dichiarazioni di intenti.

Se vi è un vero e proprio filo conduttore dell’intero album, semmai, questo può essere rinvenuto nel mestiere, nella capacità di fare canzoni affidandosi all’esperienza (virtù di cui non solo Venuti, ma tutti i collaboratori di questo album “made in Sicily” sono da sempre ben dotati e, anche in questo lavoro, lo confermano senza incertezze: dal maestro Kaballà agli Arancia Sonora). Al punto che quando ad un certo punto udrete Mario cantare “si può fare una canzone con qualsiasi cosa”, non credetegli. Dietro le pieghe dell’ironia, nessuno più di lui è consapevole come non vi sia nulla di più difficile e di artisticamente più stimolante che comporre “semplici” canzoni.

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L’album in una battuta: caleidoscopico

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Mario Venuti
“L’ultimo romantico”
(Sony Music)

Tracklist:

1) Rosa porporina
2) Trasformazioni
3) Là ci darem la mano
4) Rasoi
5) Quello che ci manca
6) Con qualsiasi cosa
7) Non sarò io
8) DNA
9) L’ultimo romantico
10) Fammi il piacere
11) Gaudeamus
12) Terra di nessuno
13) Quello che ci manca (naked) [iTunes bonus track]
14) Quello che ci manca (video) [iTunes bonus track]

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