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Un calderone di spunti e di idee, qualcuna da approfondire, altre da sintetizzare, sono riuscite a ricreare un’atmosfera “retro” sollecitando nello spettatore nostalgie e ricordi.

La regia è di Antonello Capodici, le scene essenziali di Riccardo Perricone, i costumi delle sorelle Rinaldi, i videomaker di Roberto Gallà.

Volti conosciuti di famosi attori, attrici, presentatori, musicisti scorrono sul grande telone centrale del palcoscenico mentre l’esperienza di Tuccio Musumeci e l’eleganza signorile del maestro Nino Lombardo si alternano in un gioco artistico di battute, note, aneddoti.

Sembra più un memoriale di due uomini che si incontrano nell’altissima sede celeste e ricordano le proprie carriere incrociate, due medici mancati, due artisti che con il tempo sarebbero diventati due grossi, talentuosi nomi dal grande spessore mediatico.

Di rilevante impatto emotivo il monologo introduttivo dell’attore – macchiettista Ivano Falco che racconta la tragedia personale di un comico che ha il compito di fare ridere gli spettatori anche quando la sua anima piange squarciata dal dolore per la malattia di un figlio sacrificando e sottraendo supporto e vicinanza alla propria famiglia.

Ivano Falco con le sue macchiette, “Ciccio Formaggio” per citarne una su tutte, ha dimostrato la sua innegabile bravura strappando spontanei e ripetuti applausi per tutta la durata del primo atto. La sua capacità istrionica, la sua naturale “imponenza scenica” ha conquistato attenzione ed apprezzamenti pienamente meritati creando aspettative poi dallo spettacolo vanificate, della sua presenza anche per il secondo atto.

Giorgia Migliore (nel dépliant di sala Giorgio) accenna la storia di una ballerina del Varietà (s)vestita da un abito rosso con spacco laterale. Riteniamo che, se l’attrice avesse avuto più spazio per dimostrare la sua appena accennata bravura, non sarebbe apparsa sulla scena come un manichino posto ad essere per attirare sguardi e fantasie, un’avvenente, giunonica donna che, in maniera maschilista, viene trattata da “oggetto” appetibile agli occhi. Un po’ diversa la sua performance come tassinara – tappinara (prostituta per i non siciliani) nello sketch di Musumeci – Manna dove ha potuto appena accennare doti non solo “corporali” ma anche di talento interpretativo.

Bello e gradevole il siparietto dedicato alla musica d’eccellenza, ricreata dal giovane attore Claudio Musumeci, figlio d’arte, che ricorda la sua breve storia americana, i suoi studi di canto e l’amore per grandi cantanti come Sinatra “The Voice” imitandolo in scena sigaretta accesa, piano e voce.

Spalla apprezzabile e sempre adeguata, l’attore comico Enrico Manna, già applaudito insieme a Tuccio Musumeci in “Piccolo Grande Varietà”, ci ha regalato risate e simpatia facendo intuire chiaramente al pubblico l’affiatamento naturale tra i due attori sulla scena, una sintonia mimica ed interpretativa come poche coppie sono capaci di raggiungere.

Esilarante lo scatto di rabbia, buste in mano, che l’attore Enrico Manna ha sulla scena nei confronti del collega Tuccio Musumeci davanti alla fermata dell’autobus nello sketch della tassinara.

Lo spettacolo si conclude con un collegamento video dove Pippo Baudo incoraggia Tuccio Musumeci ed il Maestro Nino Lombardo, chiusi in un ospizio, a conservare uno spirito giovane rimanendo appunto “ragazzi per sempre”.

Nel suo insieme lo spettacolo risulta leggero e gradevole, vincente in un momento critico che attraversa il nostro “Bel Paese” dove la risata sembra essere l’unica ancora salvifica in un panorama economico disastroso.

ragazzi per sempre

enrico e tuccioenrico ivano e giorgia

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