Sorprese alle elezioni egiziane

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I risultati delle elezioni presidenziali sono ancora molto incerti; non esistono come in Europa gli exit poll e siamo solo alla metà circa dei voti scrutinati.

Tuttavia un quadro generale dei risultati pare già delinearsi anche se bisognerà attendere i risultati finali per fare una analisi precisa.

Il candidato dei Fratelli Mussulmani, Mohammed Mursi ha ricevuto fra il 25 e 30 % dei voti: sarà quindi, come da tutti previsti, uno dei due candidati al ballottaggio. La sorpresa sta nella quantiatà dei voti ricevuti: si aggirano intorno alla metà circa dei voti ricevuti dai Fratelli Mussulmani alle precedenti elezioni. Va però precisato che i Fratelli Mussulmani non sono un partito politico come spesso sommariamente vengono presentati in Occidente: è una organizzazione di carattere religioso, culturale e assistenziale. Corrisponde pressappoco alle nostre organizzazioni i cattoliche un po’ come Opus Dei, Azione Cattolica e Caritas messe insieme.  Non si presenta quindi direttamente ma suoi esponenti si candidano autonomamente in modo simile a  come avveniva quando i candidati democristiani provenissero dalle organizzazioni cattoliche senza che le rappresentassero direttamente.

In Egitto però non esistono partiti organizzati come in Occidente: si votano le persone che si conoscono direttamente nei vari collegi, cosi come avveniva nell’Italia pre-fascita. In questo modo vengono favoriti i candidati provenienti dalle file della Fratelli Mussulmani, persone animate da zelo religioso oneste, che soprattutto gestiscono l’assistenza ai più poveri. Il voto quindi è un attestato di stima personale più che di aderenza a un programma politico.

Ma la vera sorpresa delle elezioni e il secondo candidato, Ahmed Shafiq, con il 22% dei voti.  E’ l’ultimo ministro nominato da Mubarak e dimessosi poi in seguito a violente dimostrazioni di Piazza Tahrir. Tuttavia sarebbe semplicistico considerarlo come un semplice continuatore di Mubarak. Già pilota e poi generale,   Ahmed Shafiq ha fama personale di essere una persona onesta e competente. Bisogna poi ricordare che in realtà è stato proprio l’esercito a permettere la caduta di Mubarak rifiutandosi di sparare sulla folla e difendere il regime come avvenuto invece in altri paesi arabi. Quindi in qualche modo l’esercito, da sempre classe dirigente dell’Egitto, ha pure il merito di aver abbandonato Mubarak al momento giusto.

Il terzo classificato è veramente una sorpresa: Hamdin Sabahi con il 20%, che non era nella rosa dei candidati maggiori. Vien definito nasseriano di sinistra, termine che va chiarito. Nasser seguiva una politica nazionalistica in forte conflitto con l’Occidente.   Questa linea, catastrofica per l’Egitto, fu capovolta dal suo successore, Sadat che, stipulata una pace separata con gli Israeliani,  fece dell’Egitto il più importante alleato dell’Occidente. Sadat per questo fu assassinato da un aderente ai Fratelli e Mussulmani ma Mubarak segui la sua linea politica. Sabahi rappresenta quindi un ritorno alla politica nasseriana degli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso che ebbe una immensa popolarità sia in Egitto che in tutto il mondo arabo emarginando i tradizionalisti religiosi. Si ricorda che fu proprio Nasser a perseguitare duramente i Fratelli Mussulmani e fece impiccare Sayyid Qutb, uno dei loro piu popolari esponenti e teorici. Non si vede come nel mondo attuale una politica nasseriana possa essere riesumata: ma evidentemente il ricordo di quella stagione di entusiasmo, di illusione diciamo pure, è rimasta profondamente nell’anima araba.

Poca sorpresa per i risultati del quarto candidato, Hamdin Sabahi con il 17 % dei voti e il quinto candidato Amr Moussa, con l’11%.

Il primo proveniente i dai Fratelli Mussulmani ma in polemenica con essi aveva cercato appoggi trasversali mentre il secondo ha ricevuto piu o meno quanto il movimento laico aveva ottenuto nelle precedenti elezioni.

In sostanza gli egiziani si trovano a scegliere fra un continuatore del regime di Mubarak e un esponente dell’islamismo: quanto di più lontano ci si poteva aspettare dalle aspirazioni di Piazza Tahrir. Ma la democrazia comunque ha vinto: le elezioni sono state regolari sostanzialmente come attestato da tutti gli osservatori internazionali (fra cui il Gruppo presieduto da Carter ex presidente USA): gli egiziani hanno scelto liberamente secondo la legge del maggior numero che è il fondamento della democrazia.

Nella foto: Mohammed Mursi e Ahmed Shafiq, i due candidati che andranno al ballottaggio.

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