“Io so che a me bambino” al Castello Svevo di Bari

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Io so che a me bambino

Ieri sera nella splendida cornice del cortile del castello normanno-svevo di Bari è andato in scena lo spettacolo “Io so che a me bambino …” di Ettore Catalano, liberamente ispirato a Enrico IV di Luigi Pirandello, per la regia di Vito Signorile, con la partecipazione di Antonio Salines, Tina Tempesta, Antonella Genga, Alfredo Vasco, Enzo Vacca, Mino De Cataldo, Stefania Bove, Marcantonio Gallo, Patrizio Altieri.

Scene di Luca Ruzza, costumi di Francesco Capece, musiche originali di Gianni Giannotti, produzione teatro Abeliano di Bari.

“Io so che a me bambino” conquista già dai primi venti minuti quando lo spettatore incontra Luigi Pirandello e sua moglie Antonietta, un dialogo struggente per presentare i temi dello spettacolo, cari allo scrittore: pazzia e finzione.

«Circa vent’anni addietro, alcuni giovani signori e signore dell’aristocrazia pensarono di fare per loro diletto, in tempo di carnevale, una “cavalcata in costume” in una villa patrizia: ciascuno di quei signori s’era scelto un personaggio storico, re o principe, da figurare con la sua dama accanto, regina o principessa, sul cavallo bardato secondo i costumi dell’epoca. Uno di questi signori s’era scelto il personaggio di Enrico IV; e per rappresentarlo il meglio possibile, s’era dato la pena e il tormento d’un studio intensissimo, minuzioso e preciso, che lo aveva per circa un mese ossessionato». Con queste parole Luigi Pirandello, in una lettera del 1921, presentava l’antefatto della nuova tragedia che stava scrivendo.

Alla cavalcata prendono parte anche Matilde di Spina, donna di cui Enrico IV è innamorato, ed il suo rivale in amore Belcredi. Quest’ultimo disarciona Enrico IV che, nella caduta, batte la testa e si convince di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando. La follia dell’uomo viene assecondata dai servitori messi al suo servizio per alleviarne sofferenze.

Dopo12 anni Enrico guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per rubargli l’amore di Matilde, che poi si è sposata con Belcredi ed è fuggita con lui. Decide così di fingere di essere ancora pazzo, di immedesimarsi nella sua maschera per non voler vedere la realtà dolorosa.

Dopo 20 anni dalla caduta, Matilde, in compagnia di Belcredi, della loro figlia e di uno psichiatra vanno a trovare Enrico IV. Lo psichiatra è molto interessato al caso della pazzia di Enrico IV, che continua a fingersi pazzo, e dice che per farlo guarire si potrebbe provare a ricostruire la stessa scena di 20 anni prima e di ripetere la caduta da cavallo. La scena viene così allestita, ma al posto di Matilde recita la figlia. Enrico IV si ritrova così di fronte la ragazza, che è esattamente uguale alla madre Matilde da giovane, la donna che Enrico aveva amato e che ama ancora. Ha così uno slancio che lo porta ad abbracciare la ragazza, ma Belcredi, il suo rivale, non vuole che sua figlia sia abbracciata da Enrico IV e si oppone. Enrico IV sguaina così la spada e trafigge Belcredi ferendolo a morte: per sfuggire definitivamente alla realtà “normale” (in cui tra l’altro sarebbe stato imprigionato e processato), decide di fingersi pazzo per sempre.

Antonio Salines e Tina Tempesta
Antonio Salines e Tina Tempesta

“Io so che a me bambino” è uno spettacolo che “prende” lo spettatore, invitato a partecipare alla messa in scena indossando orpelli regali, e lo trascina nello stato di follia/finzione del protagonista Enrico IV, impersonato da un bravissimo Antonio Salines. A questo punto lo spettatore non si sente nemmeno più seduto nel cortile di un castello e, spogliato della contemporaneità, sale anche lui la scalinata che fa da scenografia alla storia.

La bravura dei protagonisti è indubbia ma sono le scenografie proiettate sul muro del castello che trasmettono allo spettatore quel senso di alienazione che lo conduce nella pazzia pirandelliana, annullando i nostri giorni, e dando vita alle parole di Pirandello…”conviene a tutti far credere pazzi certuni, per avere la scusa di tenerli chiusi. Sai perché? Perché non si resiste a sentirli parlare” .

L'applauso al regista Vito Signorile
L'applauso al regista Vito Signorile

Lo spettacolo è andato in scena in Prima nazionale venerdì primo giugno e questa sera sarà ancora in replica.

Per informazioni rivolgersi alla biglietteria del Castello Svevo di Bari ore 18-21.

www.teatroabeliano.com

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