Twitter bloccato in Pakistan

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Il ministero pakistano della tecnologia dell’informazione, ha deciso di bloccare a tempo indeterminato il sito di Twitter perché si è rifiutato di rimuovere del materiale ritenuto offensivo per l’Islam: si tratta della promozione di un concorso on line per postare le immagini del Profeta Maometto.

I musulmani ortodossi considerano le rappresentazioni del profeta, anche quelle rispettose e celebrative, come blasfeme.

Twitter aveva accettato di affrontare le preoccupazioni del Pakistan, si è negoziato a lungo, ma alla fine non ha accettato di rimuovere il materiale, e le autorità pakistane lo hanno bloccato.

I network hanno importanza particolare in tutti quei paesi in cui non esiste una vera libertà di espressione e di informazione perchè sono in pratica non controllabili con la censura.

Infatti Twitter è ampiamente usato in Pakistan, anche da eminenti personaggi pubblici, ministri, membri del parlamento. personaggi dello sport e del lo spettacolo. L’ex presidente Pervez Musharraf, in esilio in Gran Bretagna, usa regolarmente Twitter , come fa il ministro dell’Interno Rehman Malik, e Ali Zafar, il popolare attore e musicista.

Ali Dayan Hasan, direttore di Human Rights Watch, del Pakistan ha detto che il bando è stato “inopportuno, controproducente e alla fine inutile: come tutti gli altri tentativi di censura. Il diritto alla libertà di parola non è negoziabile, e se il Pakistan è il paese che rispetta la democrazia come il diritto che pretende di essere, tale divieto deve essere revocato immediatamente”.

Un tribunale superiore in Pakistan ordinò il divieto di Facebook nel 2010, tra la rabbia degli utenti. Il divieto fu revocato circa due settimane più tardi, dopo che Facebook aveva bloccato la pagina del Pakistan.

Questa polemica ha suscitato molte proteste nella elite liberale del paese che chiede perché i pakistani non possano decidere autonomamente se non guardare o meno un sito web.

Ci sono state però anche proteste contro twitter organizzate dagli studenti dei gruppi islamici radicali. Alcuni dei manifestanti portavano cartelli che sostengono la Jihad (guerra santa) contro il sito web.

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