Termini Imerese, crisi Fiat

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Lo stabilimento di Termini Imerese è stato il fiore all’occhiello della Sicilia, ora, l’abbandono della Fiat ha tolto tutte le speranze ai lavoratori e alle famiglie che, dopo cassa integrazione e mobilità si vedono infranti i sogni del loro futuro.  Termini Imerese, sede di un impianto FIAT in dismissione, argomento scottante, di attualità sociale, trattato da Fuori Tg.

Marchionne guarda sempre più all’estero e va a investire dove c’è più mercato. Infischiandosene dello storico simbolo italiano. Produrrà all’estero il marchio, insieme a Fiat, grazie all’intesa con un partner locale polacco. Saltate le trattative, operai arrabbiati e disperati. La fine della fabbrica cancellata dal piano Marchionne. Agli inizi, la crescita, le promesse, poi, l’abbandono. Gli operai si battono per un futuro, senza disoccupazione e senza mafia. In  una terra spaccata dal sole la fiumana di uomini che si aggira per le strade palermitane, senza lavoro, è tanta. La vita è dura e il lavoro per loro era la Fiat. Cresce la povertà e diminuisce la speranza. E’ saltato il futuro.

Quando la Fiat arriva in Sicilia, l’entusiasmo per l’opportunità concessa a quel territorio che aveva conosciuto soltanto agricoltura, artigianato e pesca, è altissimo. Aumenta la crescita economica, sociale e “culturale”.  Oggi la fabbrica sta per scomparire e i siciliani si sentono abbandonati, senza prospettive. Si sentono traditi da promesse non mantenute. Dopo mesi di trattative, dichiarazioni, riunioni, impegni, alla fine tutto si è risolto con una produzione spostata in Polonia. E così l’unico grande colosso industriale, ora è tagliato fuori. Quei lavoratori si sono fidati. Alla fine del 2011 Di Risio aveva firmato un accordo, per il quale però le banche gli avevano chiesto adeguate coperture che non sono mai arrivate. Ora, in pratica, il destino dell’impianto e dei suoi addetti è totalmente incerto. Ora a Termini Imerese ci “si riposa” per via della cassa integrazione che dura da anni.

In questo deserto siculo, sullo sfondo l’industria che fu una grande ricchezza, ora si arretra di quaratanni. E’ palese che la Fiat ragioni sulla base di convenienze e scelte industriali, come è palese che in una terra come la Sicilia se non c’è la Fiat non c’è nulla. Il sogno dell’accordo firmato dalla Fiat, con DR Motor, governo e sindacati, è naufragato. Prevedeva che 640 lavoratori andassero in “mobilità” per essere “accompagnati” alla pensione, mentre degli altri ex dipendenti Fiat ne erano rimasti 930 che avrebbero dovuto essere assunti dalla DR Motor. Trattative gestite male dai politici siciliani? Mancati finanziamenti europei?  La Sicilia è vista come un territorio poco redditizio? Bassa cultura e logiche mafiose? L’inaffidabilità della proposta della DR Motor ha fatto si che,  si sia, soltanto, perso tempo. E ovviamente le difficoltà legate alla crisi economica generale non rendono affatto facile la ricerca di qualcuno interessato alla stabilimento e ai suoi addetti. Forse dovremmo smettere di considerare il Sud come una  palla al piede dell’Italia, la produzione siciliana  era garantita ma, Marchionne non si fida.

Alla luce dei fatti, la capacità degli organi di governo e delle loro agenzie di filtrare gli opportunisti si è rivelata modesta, specie quando la pressione e l’urgenza dei problemi sociali si fa sentire. La mancanza di lavoro, obbliga gli imprenditori a guardare altrove, lontano da questa bellissima terra. E in Sicilia il  posto sicuro rimane un mito del passato. Tante le ragioni sulle quali riflettere, la realtà, per ora, è: sempre meno lavoro e sempre più rabbia.  In Sicilia la Fiat se ne va, ma qui, resta certamente la disperazione dei disoccupati: ma uno Stato pasticcione ad essa non dà risposte. Nutre illusioni fasulle che generano ancor più disperazione. A Termini Imerese oggi si sta peggio di ieri.

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