La crisi della formazione professionale

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fomarzione1La crisi che vive l’Italia tocca tutti i comparti lavorativi. Anche quello della Formazione Professionale, purtroppo, non ne è immune. Addirittura in Sicilia, i lavoratori di quel comparto sono in già in cassa integrazione e rischiano, tra qualche mese, di perdere il lavoro. Ne abbiamo parlato con Adriana Tebaide, un’insegnante di sostegno che era stata assunta a tempo indeterminato dall’En.A.I.P. di Ragusa.

Adriana, quanto ti piaceva il tuo lavoro?
Tanto! E lo stesso posso dire per i miei colleghi. In questi anni abbiamo cercato di svolgere il nostro lavoro con il massimo impegno in modo da permettere agli allievi che hanno frequentato i corsi di trovare più facilmente un lavoro.

Non si può, però, negare che nella formazione professionale ci sia stato uno enorme spreco di denaro.
È vero, questo settore conta tanti operatori, tutti figli di una politica dissennata e clientelare che, invece di pensare a riformare il sistema, migliorandolo e qualificandolo ulteriormente, compie atti amministrativi tesi a distruggere anche l’eccellenza che c’è. Mi riferisco all’accordo sulla “buona formazione” che, purtroppo, i sindacati, senza consultare i lavoratori, hanno siglato con il Presidente Lombardo e l’assessore di turno.
L’accordo in questione in realtà serviva solo alla politica ed ai sindacati proprietari di Enti di Formazione (Ial Cisl, Enfap Uil, ecc.). Ai primi, soprattutto al PD, PdL e FLI, perché ormai non potevano fare clientela e quindi campagna elettorale. Ai secondi perché avevano fatto una gestione, come si può dire, non molto corretta del denaro pubblico e si sono trovati a gestire il proprio personale (erano e sono “parte” e “controparte”) nel rispetto del CCNL che loro avevano firmato, mentre tutti sanno che il Fondo Sociale Europeo non riconosce i CCNL e che quindi sono liberi di licenziare il personale, possibilità ammessa anche da un dirigente sindacale che ha recentemente dichiarato che “i licenziamenti sono necessari anche se dolorosi”.

Eppure…
Eppure i nostri “bravi” amministratori regionali sembra che non si siano accorti che in questi anni il settore della formazione professionale ha svolto un ruolo sociale ed economico.
Mi spiego meglio: nei corsi che gli Enti avviano, in seguito a una valutazione di utilità e qualità che il competente Assessorato opera, vengono anche ammessi soggetti diversamente abili, soggetti già respinti dal sistema scolastico di Istruzione secondaria “normale”, soggetti in obbligo scolastico, soggetti che hanno già conseguito in Diploma e infine lavoratori in formazione continua.
La valenza economica di queste ammissioni è data dal risparmio per la comunità sia nell’assistere alcuni di questi soggetti, sia per il fatto che molti di questi, alla fine del percorso formativo, potranno inserirsi nel mondo del lavoro. Mondo che, diversamente, li respingerebbe così come magari è già avvenuto negli Istituti di Istruzione secondaria superiore.
La valenza sociale, invece, è data dal recupero di molti di questi soggetti che, diversamente, potrebbero ingrossare le fila della criminalità organizzata o entrare nel giro del bullismo giovanile.

E, nel frattempo, gli operatori?
Ottima domanda! Con la conclusione delle attività relative al PROF 2011, gli Enti, nell’incertezza dell’esito dell’Avviso 20 e in assenza di copertura finanziaria ha posto tutto il personale in CIGD (Cassa Integrazione Guadagni in Deroga), con dei distinguo da Ente ad Ente, chi al 100% chi in quota parte. Tieni presente che comunque ogni lavoratore della F.P., eccezion fatta per alcuni Enti di piccole dimensioni, devono percepire numerose mensilità che in alcuni casi arrivano anche a 12 o 13.

L’Amministrazione Regionale ne è a conoscenza?
Se ti riferisci alla burocrazia regionale, credo proprio di no!

Perché?
Perché hanno messo in atto un meccanismo diabolico e perverso, in quanto ogni Ente per ricevere i finanziamenti deve dimostrare di essere in regola con tutti i versamenti dei contributi previdenziali e fiscali relativi ai lavoratori. Per questo, non ricevendo in modo puntuale i finanziamenti, gli Enti utilizzano le somme che hanno a disposizione per pagare quanto necessario al fine di ottenere il rilascio del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva). Così facendo, però, non possono pagare gli stipendi dovuti ai lavoratori. La cosa tragica è che, contestualmente, l’Amministrazione Regionale, grazie alla regolarità del DURC, sostiene che i lavoratori sono in regola con gli stipendi, anche perché i Presidenti degli Enti presentano una “regolare” dichiarazione dove si attesta il rispetto del CCNL ed espressamente la “regolare” corresponsione mensile degli emolumenti ai lavoratori. Nella realtà molti Enti sono debitori nei confronti dei lavoratori di mensilità che risalgono già al lontano anno 2009.

Voi lavoratori, cosa state facendo per salvaguardare il vostro posto di lavoro?
Voglio credere che la politica, i deputati regionali, i titolari di molti Enti, non si siano resi conto della gravità della situazione e il disagio sociale che ne consegue.
Dico “voglio credere” perché se così non fosse saremmo di fronte a una vera e propria azione di macelleria sociale. Noi lavoratori ci siamo organizzati in un Comitato spontaneo per cercare di sensibilizzare tutti i rappresentanti regionali della provincia, per spiegare loro, ancora una volta, la spirale negativa nella quale si sta avvitando l’intero settore, parlo di intero settore poiché a seguire la sorte degli interventi formativi saranno i servizi formativi e gli O.I.F.
Se non sortiranno risultati positivi immediati non ci resta altro che intraprendere forme di lotta che, credimi, vorremmo evitare.

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