Crimini di fuoco

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Il Tg3 mette il dito in una piaga estiva: mezza Italia va a fuoco. Incendi un po’ dappertutto, provocati soprattutto dal dolo. L’Italia brucia, da nord a sud, fiamme a Monte Mario a Roma. Roghi in Campania, Calabria, Sicilia e Liguria.

Altra giornata di incendi.  A Roma  è divampato nel parco di Monte Mario, a ridosso dello stadio Olimpico, poi è stato spento dai vigili del fuoco. Il rogo ha bruciato circa mezzo ettaro di terreno e dalla forestale hanno fatto sapere che “ci sono forti sospetti che sia di origine dolosa”.  Salva la famosa Madonnina che domina la collina.

266 le persone denunciate dall’inizio dell’anno, gli incendi sono aumentati del 100%.

Un’estate da dimenticare. Ad appiccare le fiamme quasi sempre la mano dell’uomo e non basta il lavoro dei vigili del fuoco. Piante e animali persi.  Di fronte all’Italia che va in fumo non c’è spread o spending review che tenga. Siamo di fronte a un vero e proprio attacco al nostro patrimonio naturale e alle aree verdi delle città. Una vera emergenza nazionale, che non risparmia neanche le zone di pregio del nostro territorio come riserve e parchi e che miete vittime innocenti.

Il caldo torrido e il sole non bastano a provocare il fuoco.

Dalla  Toscana alla Sicilia il panorama non cambia, intere distese di verde ridotte a cenere, con lucrosi interessi criminali alle spalle. Interessi speculativi o, come potrebbe accadere in alcune regioni, tra le quali la Sicilia, interessi legati alla gestione degli stagionali forestali e all’industria dell’antincendio. Le segnalazioni sono continue, Palermo e Trapani le più colpite. Terra bruciata anche nella Riserva dello Zingaro. L’intera area è stata devastata da uno dei più grossi incendi che l’abbiano mai colpita, e per domare le fiamme sono stati impiegati oltre 200 uomini tra forestali, vigili del fuoco e volontari.E mentre lo Zingaro bruciava altri roghi, gli incendiari mirano a mettere le mani sui soldi del rimboschimento.

E dietro al dramma di piante e animali c’è anche un turismo siciliano che brucia.  Le flessioni rispetto al 2011, sono eloquenti, e dipingono, semmai ce ne fosse ancora bisogno, un quadro sempre più in linea con la crisi generale. 20-25% di prenotazioni in meno nelle strutture ricettive dell’Isola, rispetto ad un anno fa, è una quota che lascia pochi dubbi.

Il caldo torrido non dà tregua e gli incendi continuano a bruciare ettari di bosco in Italia. E c’è la mano dell’uomo in molti degli incendi divampati.  Ma va aggiunto che in tempi di tagli tutta quella economia che ruotava intorno al bosco è venuta meno e quindi anche la sua cura. Così quando il fuoco parte gli effetti sono devastanti, perché incontra un combustibile a terra già pronto ad ardere, visto che manca quella piccola manutenzione fondamentale per contenere il fenomeno. E anche qui la responsabilità politica si fa sentire. Tagli a destra e a manca e l’Italia paga le conseguenze.  Forse dovremme far sì che la natura diventi una ricchezza dal punto di vista del ciclo produttivo. Se  consideriamo il bosco come una risorsa e un patrimonio del Paese, se siamo tutti interessati a mantenerlo tale, è ovvio che poi riusciamo a tutelarlo. Il concetto di controllo del territorio, specialmente per un bene prezioso come il bosco, però dovrebbe far parte della cultura di una nazione. È un qualcosa che dovremmo condividere; La prevenzione è un concetto a tutto tondo.

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