Vecchioni accende le luci della cultura a “Le Ciminiere”

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Per la rassegna estiva “Etnafest 2012” a l’Anfiteatro Le Ciminiere di Catania è approdato il professore e cantautore Roberto Vecchioni con il suo magnifico tour “ I colori del buio”. Il noto cantautore ritornato in auge per essersi classificato primo all’edizione del 2011 di Sanremo con il brano “Chiamami ancora amore”, preso da questa improvvisa rivalutazione ha deciso di festeggiare quarant’anni di carriera decidendo di partire in tour e cantare molti brani della sua interminabile lista. Roberto Vecchioni milanese, classe 1943, laureato in Lettere antiche ha sempre alternato l’ insegnamento con l’attività musicale. Dopo essere stato autore di brani per Vanoni, Cinquetti, Mina, Zanicchi esordisce nel 1971 con l’album “ Parabola” che contiene “ Luci a San Siro” che diventerà un suo caposaldo. Nel 1973 partecipa a Sanremo con il bellissimo brano “L’ uomo che si gioca il cielo con i dadi”. Comincia ad avere successo così pubblica “Il re non si diverte” sempre nel 1973. Ormai la sua scrittura è inarrestabile e realizza la sigla televisiva di “Barbapapà”. E’ un momento prolifico per Vecchioni cosi da alle stampe altri due album “Ipertensione”, datato 1975 ed “Elisir” uscito nel 1976. Otterrà un successo strepitoso quando realizzerà Il brano “ Samarcanda”. La sua carriera va a gonfie vele ma viene interrotta da una brutta accusa, aver offerto uno spinello da fumare ad un minorenne: finisce dietro le sbarre. Dopo questo incidente di percorso inciderà “Signor giudice” contenuta in “Robinson, come salvarsi la vita” datato 1979. Nel 1983 vince il Premio Tenco per i suoi testi molto ricercati. Nel 1989 realizza un’altra perla, l’album “ Milady”. Nel 1992 vince il Festivalbar con l’hit ” Voglio una donna” da non confondere con il tormentone di Ciccio Ingrassia citato nel film “Amarcord” di Fellini. All’album “Camper” partecipano Angelo Branduardi ed Enzo Jannacci. Anche negli anni successivi realizza bei prodotti discografici come “ Blumin” del 1993 e “Il cielo capovolto” del 1995. Un’ altra gemma sarà l’album “ Sogna ragazzo sogna” del 1999 che chiude gli anni novanta. Nel nuovo corso da alle stampe “ Il lanciatore di coltelli”nel 2002 e “Rotary club of Malindi” datato 2004. Nel 2007 esce “Di rabbia e di stelle”, mentre nel 2011 darà alle stampe l’album che lo riporterà al successo “Chiamami ancora amore”. Dopo questa breve crono storia raccontiamo l’evento avvenuto l’altra sera nel suggestivo anfiteatro “Le Ciminiere” di Catania. Sono le 21 :15 quando sul palco salgono Massimo Germini alle chitarre, Marco Mangelli al basso, Lucio “ Violino“ Fabbri alle chitarre, violino e mandolino, componente della Pfm, Roberto Gualdi alla batteria, Eros Cristiani al piano e fisarmonica, Costanza Costantino al violino, Chiara Scoppelliti alla viola, Riviera Lazzeri al violoncello. Il tour intitolato “ I colori del buio“ viene aperto dal brano “Velasquez “; appena Vecchioni appare sul palco viene invaso da un boato. Il cantautore e’ felice di essere in terra di Sicilia raccontando varie storie personali, sociali e politiche. Il concerto prosegue senza intoppi le esecuzioni e gli arrangiamenti curati da Lucio Fabbri sono ineccepibili. Dal suo cilindro il nostro dotto cantautore estrae “Un lungo addio“ scritta dalla moglie Daria Colombo, le bellissime e affascinanti “ Sogna ragazzo sogna”, “Milady” e “Lettere d’amore”. Il professore e’ un fiume in piena così canta senza un attimo di tregua “Le rose blu“ dove invoca Dio, la divertente e accusatoria “ Figlia” e “ I colori del buio”. Il pubblico in questa serata molto afosa si riscalda ancora di più quando esegue “Chiamami ancora amore”. La band ha colorato i brani con tinte forti, pregevoli gli assoli di Lucio Fabbri al violino, belle le sue incursioni con le chitarre elettriche e il mandolino, pulsante e preciso il basso di Marco Mangelli, raffinati gli accordi sciorinati sulle sei corde da Massimo Germini, perfetto e colorito il drumming di Roberto Gualdi, perfetto e preciso il pianismo di Eros Cristiani, classe e bravura viene mostrata da Costanza Costantino al violino, Riviera Lazzeri al violoncello e Chiara Scoppelliti alla viola. Il lungo happening durato oltre due ore viene concluso da due bis rappresentati da “Luci a San Siro” dove Vecchioni si e’ presentato sul palco con il sigaro acceso e la travolgente e festosa ”Samarcanda”. La gente vorrebbe fare ancora festa ma Vecchioni ha deciso che si sono spente le luci alle Ciminiere uscendo di scena. Un concerto di alta qualità, entusiasmante, emozionante, dal quale abbiamo tratto delle importanti lezioni di vita. Però, ciò nonostante, tutto questo è stato macchiato dalle gravi “pecche” dell’organizzazione. A partire dalla calca per entrare gestita con aria di sufficienza e senza considerazione umana alcuna per donne in gravidanza e diversamente abili. Abbiamo preso parte ad un numero altissimo di concerti, anche di musicisti di fama internazionale, ma nessuna delle organizzazioni di questi ha mancato così tanto di rispetto alla gente schiacciata da caldo ed ingiustizie. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è sopraggiunta alla fine del concerto quando Vecchioni, probabilmente stanco dall’afa e dalle fatiche di uno spettacolo protratto ben oltre le due ore, non ha neppure salutato il suo pubblico che lo aspettava per un autografo, una parola di commiato, una stretta di mano. Attesa che risulta vanificata anche dallo stesso Lucio Fabbri che aveva promesso ad un fan una fotografia ma che poi è letteralmente “scappato” insieme agli altri musicisti, Vecchioni compreso, dal retro dell’anfiteatro. Avessimo avuto il tempismo per fotografarli avrebbe dimostrato ed avvalorato la nostra affermazione. Detto ciò, un momento prima che questo avvenisse, ci siamo battuti “verbalmente” con un ragazzo della sicurezza che non voleva far passare Angelo, un ragazzo paraplegico su di una sedia a rotelle, grande ammiratore di Vecchioni, il cui sogno era quello di essere fotografato con l’anziano cantautore. Tra i personali pianti di rabbia e parole volate contro l’ingiusta giustizia umana, il ragazzo della sicurezza viene finalmente compunto sia dalla sua probabilmente non voluta “meschinità” del caso, sia dal moto pacato consapevole della gente con noi solidale. Il problema di fondo del genere umano è quello della mancanza assoluta di solidarietà, comprensione e rispetto per la sofferenza altrui. Riteniamo che, dopo aver ascoltato le sagge parole di Roberto Vecchioni sui sogni, sulle speranze dei giovani, sul “cuore” paladino dei sentimenti ci sia stata una grossa incongruenza tra il messaggio “benevolo” ed il comportamento freddo e scostante dell’organizzazione. Angelo ha potuto fare la sua fotografia ma a noi è rimasto lo stesso dell’amaro in bocca. Vecchioni canta “Sogna, ragazzo sogna ma non è vero ragazzo che la ragione sta sempre col più forte”.

Spesse volte, infatti, la ragione è degli umili e di chi mette il cuore in tutto ciò che fa.

Facciamo in modo di non predicare bene e razzolare male: sta proprio in questo la vera

saggezza.

vecchioni band

Fotografie: Marco Mannamarco e angelovecchioni 2

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