Il giorno dopo

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Trent’anni fa, a Palermo, veniva ucciso dalla mafia il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, inviato dal Governo Spadolini nel capoluogo siciliano nelle vesti di Prefetto con l’incarico, dopo l’uccisione del segretario regionale del Partito Comunista Italiano Pio La Torre, di combattere Cosa Nostra.

Pio La Torre probabilmente era stato ucciso perché, insieme al democristiano Virginio Rognoni, aveva proposto, per alcuni reati, di istituire l’aggravante dell’associazione di “stampo mafioso”, proposta non recepita dal Parlamento italiano.

120 giorni dopo il suo arrivo a Palermo, durante i quali aveva ottenuto alcuni successi investigativi ma aveva anche chiesto mezzi nuovi per facilitare il suo lavoro, tra cui l’approvazione della proposta “La Torre-Rognoni”, anche il generale Dalla Chiesa fu ucciso dalla mafia.

Poco dopo la sua morte, il Parlamento approvò una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa e una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi.

Ieri, parlando alla festa del Pd di Reggio Emilia, il giudice Gian Carlo Caselli, ricordando la morte di Dalla Chiesa, ha detto che con l’approvazione della Rognoni-La Torre si era fatta “l’antimafia del giorno dopo”.

Visto che in questi anni in Italia tante emergenze si sono affrontate solo quando queste sono diventate tali, mi pare che il nostro, purtroppo, sia sempre di più il Paese del giorno dopo.

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