Gazzè a Catania

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Una mia amica mi ha chiesto, in un modo forse “brutale”: «Ma perché stasera vai a vedere Gazzè se lo hai già visto un mucchio di volte?»

«Perché è il mio cantante preferito e, anche, perché ogni suo concerto è sempre diverso dai precedenti», le ho risposto, forse in modo altrettanto “brutale”.

Perché i concerti di Max Gazzè non sono mai uguali l’uno all’altro e questa convinzione è stata confermata anche ieri sera, quando Max si è esibito alla Villa Bellini nell’ambito dell’Estate Catanese 2012.

I poco più di mille spettatori presenti nello spiazzo all’interno dell’unico polmone verde di Catania hanno infatti assistito a un concerto trascinante, variopinto, durante il quale, non avendo nessun album da promuovere, l’ultimo è stato Quindi?, uscito nel 2010, Gazzè ha messo in scaletta tutte le sue più belle canzoni, una sorta di “greatest hits live”, ma rivestite da arrangiamenti, che spaziavano dall’elettronico (Io dov’ero) all’acustico (Mentre dormi) passando, come nel suo stile, per l’elettrico, così da farle sembrare tutte nuove.

Come ormai accade da qualche anno, Gazzè si è presentato all’appuntamento nella classica formazione chitarra-basso-batteria-tastiere con il duo consolidato Giorgio Baldi alla chitarra e Clemente Ferrari ai sintetizzatori e la new entry, pare fosse la sua prima uscita con il cantautore romano/sciclitano, Puccio Panettieri, catanese e per questo osannato a gran voce dal pubblico, alla batteria.

E se la coppia Baldi/Ferrari la conosciamo e ha ormai raggiunto sul palco una tale complicità con Gazzè da potersi permettere qualunque cosa, anche attaccare a un certo momento della serata una farsesca Pippi Calzelunghe e poi sfidare Max a cantare un’altrettanta spassosa Le tagliatelle di nonna Pina, la sorpresa è arrivata, appunto, dal Panettieri: erano anni che non vedevamo un batterista picchiare in quel modo nei tamburi e percuotere con tanta energia i piatti. Il batterista catanese, in quell’occasione, è stato il valore aggiungo alla musica di Gazzè.

Il pubblico, oltre ad acclamare, a più riprese, la performance del proprio compaesano, ha accompagnato ogni canzone con l’amore che si dà ai propri bimbi quando ci lasciano la mano e provano a fare i primi passi da soli. A ogni attacco c’era l’ansia di capire quale brano stesse per arrivare e poi, una volta intuito, erano sorrisi e applausi. E canti: tutte le canzone sono state accompagnate dal coro degli spettatori, che si muovevano sotto il palco come un sol uomo. E, tra le battute dei quattro in scena e il calore con cui il pubblico si è stretto a loro, si è creato un ambiente così intimo che ha trasformato il concerto in un’esibizione tra amici nel salotto di casa.

In scaletta, dicevamo, tutte le più belle canzoni della produzione gazzeana, da Il solito sesso a Raduni ovali, da L’uomo più furbo a Vento d’estate, da Edera a Mentre dormi, da Cara Valentina.

A chiudere, come al solito un’interminabile Favola di Adamo ed Eva, questa volta “impastata” con Get up stand up di Bob Marley e Driven to tears dei Police.

Poi i bis e, anche qui un classico, crescendo finale con Una musica può fare conclusa dal rituale lancio del basso.

Insomma, il solito Gazzè che non ti aspetti, in una delle sue più belle (la più bella?) esibizioni cui abbiamo assistito.

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