Oratorio Paulus Apostolus

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Ispirato dalle celebrazioni del IV centenario (1955) della fondazione di una delle più grandi città del mondo, San Paolo del Brasile, l’Oratorio fu concepito e realizzato una prima volta in forma scenica come una moderna sacra rappresentazione. L’avant-prémière ebbeluogo dal 3 al 6 agosto 1955 nel grandioso Teatro Municipale di São Paulo, riscuotendo uno straordinario successo di pubblico e di critica.

Il M° Egidio Araldi, già direttore del Liceo Musicale Lettimi di Rimini (oggi Istituto Pareggiato di Alta Formazione Musicale), ha saputo sviluppare sonorità moderne su un solido impianto classico, dando vita ad un caleidoscopio di invenzioni e citazioni, che si intrecciano armoniosamente esaltandosi a vicenda. Il severo testo latino conferisce unità e rigore all’insieme, in una felice combinazione di antico e moderno.

Si può considerare questo pregevole oratorio come un raro, singolare trait-d’union fra l’oratorio classico – cui è debitore per il severo impianto tematico e linguistico –  e la moderna concezione della musica destinata all’immagine, ossia a forme musicali non propriamente o non esclusivamente pensate per il teatro, anche sacro, ma per la comunicazione multimediale.

L’Oratorio prevede un’orchestra d’archi, 5 solisti, un grande coro polifonico, percussioni, organo e pianoforte: un organico impegnativo e in grado di regalare grandi emozioni.

Marina Valmaggi, musicologa, editore musicale, produttrice dell’opera: “Si tratta si uno spartito complesso, da capire fino in fondo. L’opera venne ispirata da Don Ciro Macrelli che scrisse il libretto in latino, traendolo dagli Atti degli Apostoli. Un manoscritto enorme, circa 220 pagine. Il Maestro Araldi, purtroppo, morì prematuramente e non vide la sua opera in scena. Negli anni Settanta venne fatto un tentativo con il Teatro Comunale di Bologna, ma non andò in porto e l’opera cadde nel dimenticatoio. Le parti del coro, dal punto di vista tecnico, sono difficilissime. La scelta di coinvolgere un secondo coro, oltre al Coro Millennium di Rimini, è dovuta da un lato alla necessità di avere un coro imponente, e dall’altro dalla sintonia che abbiamo subito incontrato, grazie al Maestro Marco Galli, con il Coro Città di Riccione. Sono stati sette mesi di studio e di prove, un periodo molto impegnativo e al tempo stesso esaltante”.

“L’opera è davvero complessa e molto ben costruita – conferma il Maestro spagnolo Andrés Juncos, che per sette mesi ha fatto la spola tra Spagna e Italia per sovrintendere alle prove d’insieme – utilizza tutti i linguaggi musicali della musica sacra. L’Oratorio nasce in un secolo che non ha prodotto grandi esempi di musica sacra. Il compositore ha utilizzato stili diversi, che arrivano a fondersi in uno stile nuovo. Un’opera davvero complessa dal punto di vista tecnico. Ho trovato una grande passione da parte dei cori e dei loro direttori. Sono molto contento di essere qui a presentare quest’opera.”

“Non posso che esprimere grande soddisfazione – ha affermato il Sindaco di Riccione Massimo Pironi – per questa nuova grande prova che il Coro Città di Riccione, assieme al coro Millennium di Rimini, si accinge a sostenere. E’ la dimostrazione del grande livello musicale e artistico che il Coro riccionese ha raggiunto in questi anni. Non possiamo che esserne orgogliosi.”

 

L’opera e la sua struttura

Lo stile musicale dell’opera è il risultato di una combinazione dei diversi linguaggi di cui si è avvalsa la musica religiosa nel tempo: da frasi dell’antico canto latino, a semplici polifonie di ambito barocco, fino a momenti di forte dissonanza propri del teatro musicale del sec.XX, passando attraverso recitativi secchi accompagnati solo dall’organo.

Per facilitare le future rappresentazioni dell’opera, il compositore ha deciso di non utilizzare strumenti a fiato, affidandone il ruolo all’organo, che viene felicemente ad aggiungersi al pianoforte e ai timpani, così da mantenere un assetto sinfonico.

Nel corso dell’opera si incontrano passaggi orchestrali in cui le situazioni descritte nel testo sono rappresentate con estremo realismo. Un importante compito narrativo è riservato agli archi, il cui trattamento è per orchestra sinfonica, non da camera: ad essi è affidata la presentazione di ciascun episodio. Gli intermezzi orchestrali, con destinazione descrittiva e di collegamento fra gli episodi, realizzano l’azione con tutti i colori che la sensibilità moderna si attende dalle vere e proprie colonne sonore destinate ai nuovi mezzi di comunicazione.

Un ruolo importante è quello del pianoforte, sempre presente nei momenti cruciali, talora con il rinforzo dei timpani. L’organo, legato piuttosto alle voci – soliste e polifoniche – delle quali favorisce l’afflato, sostiene vigorosamente il finale dei tre tempi. Molto impegnativa è la parte affidata alle voci.

La figura dello “Storico”, narratore di tutta la vicenda, ricorda quella dell’Evangelista delle passioni di Bach. Egli dimentica sovente il suo ruolo di severo cronista, per immedesimarsi nella narrazione sino a identificarsi con i protagonisti stessi.

All’Angelo, San Paolo e Cristo, sono affidate melodie spesso ardue, ma di grande impatto emotivo. Cori talora brevi, ma improvvisi e incisivi, racchiudono e rivivono temi dell’antico canto cristiano, ambrosiano e gregoriano, diffuso in millenarie liturgie e riproposto con il sostegno di un’orchestra disciplinata e coerente.

La struttura generale consta di tre parti, chiaramente differenziate, ciascuna delle quali comincia con un preludio orchestrale che introduce alla situazione drammatica che seguirà.

Nella prima parte, “La Conversione”, si possono riconoscere due sezioni: una prima, che descrive tutto il male che c’era in Saulo, soprattutto nel momento della lapidazione di Stefano (riprodotta crudamente dall’orchestra, colpo per colpo); e una seconda sezione, che riflette la luce della sua conversione, attraverso un contrappunto fugato. Si tratta di due sezioni mirabilmente unite nell’incontro di Saulo con Cristo, sottolineato da un delicato coro femminile a bocca chiusa, che riprende la melodia dell’antichissima sequenza “Victimae Paschali”.

La seconda parte, “L’Apostolato”, descrive i viaggi apostolici di Paolo, con la suggestiva scena del carcere a mezzanotte, dove si succedono i lamenti dei condannati, la preghiera dei cristiani imprigionati, la violenza sonora del terremoto e la conversione del carceriere: uno dei momenti musicali più elevati di tutto l’oratorio. Essa termina con il grandioso inno “Ubi Charitas” (ispirato alla tradizione, nella musica e nel testo) intonato dall’Angelo e dal Coro.

“Il Martirio”, terza e ultima parte, ci avvicina alla moltitudine infuriata – con una partecipazione molto teatrale del coro – che aggredisce Paolo e i suoi seguaci. Un altro importante momento musicale dell’opera è il grande interludio che descrive il viaggio per mare e il naufragio di Paolo in mezzo ad una tremenda tempesta: il che consente di valorizzare al massimo le possibilità dell’organico strumentale. La morte di Paolo è seguita da un epilogo orchestrale su cui le voci intonano la melodia del “Te Deum” e dell’”Ubi Charitas”, portandoci all’apoteosi del luminoso finale.

 

Gli interpreti

Giovanni Cantarini     Storico

Michele Fracasso   Saulo-Paolo

Yiannis Vassilakis           Cristo

Chiara Voli     Angelo

Francesco Alaimo    Sila

Marco Galli       Pianoforte

Mauro Ferrante       Organo

Marco Pacassoni         Percussioni

Coro Millennium (Direttore Guya Valmaggi)

Coro Città Di Riccione (Direttore Marco Galli)

Orchestra “Lettimi”

Direzione artistica:  Marina Valmaggi per Edizioni Musicali RODAVIVA

 

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