Tornare alla schiavitù

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Ieri il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, ha dichiarato che “certe disposizioni intese a tutelare le parti deboli nei rapporti economici hanno finito, impattando sul gioco del mercato, per danneggiare le stesse parti deboli che intendevano favorire”, precisando che si stava riferendo “anche a certe disposizioni dello Statuto dei lavoratori”.

Traducendolo in linguaggio quotidiano, Monti voleva dire che lo statuto dei lavoratori ha fatto perdere tanti posti di lavoro.

Può essere vero, può essere no. Però, se e quanto lo sia, non credo si possa stabilirlo così, sull’onda emozionale del momento o a seconda di quello che si pensa.

Una cosa è certa: se volessimo ampliare il ragionamento del nostro Presidente del Consiglio, perché non dire allora che anche il rinnovo dei contratti, con conseguente aumento degli stipendi, le norme che regolano la sicurezza nei posti di lavoro, potersi assentare per ferie, malattie, congedi vari, l’aver concesso il diritto allo sciopero, la settimana di 40 ore, e ci fermiamo qui ma potremmo continuare ancora per una pagina, hanno fatto perdere posti di lavoro? E perché allora non cancellare tutto e tornare alla schiavitù?

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