Un futuro migliore all’insegna dell’accoglienza

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Sono oltre centinaia i profughi  che fuggiti dalla guerra civile libica, hanno trovato rifugio nella regione del Trentino Alto Adige già da un anno ad oggi; solo 205 di loro sarebbero di nazionalità libica contandone la maggior parte provenienti da Mali, dalla Nigeria, dalla Somalia dal Niger e dal Ghana.

Una fuga precipitosa che li ha portati via dalla Libia che continua oggi con un’attesa lunga e snervante da quanto si ricava da testimonianze dirette.

Si trovavano in Libia perché molti di loro erano emigrati da paesi africani alla ricerca di lavoro ed al seguito una sommossa contro il regime stesso, li ha condotti altrove.

Sono esseri umani che in fuga dalla guerra, cercano rifugio ma anche la possibilità di un futuro migliore, al sicuro e dignitoso.

Dopo l’arrivo in Italia per molti di loro è subito seguita la prassi della richiesta di asilo politico e successivamente l’attesa dell’esito alla domanda di richiesta.

Per coloro che hanno ricevuto il diniego, si è subito ricevuta la possibilità di ricorso.

Una  vera emergenza umanitaria che in Italia è già scattata dal Febbraio del 2011.

Ventiduemila i profughi giunti in Italia alla ricerca di asilo ed ospitalità da parte delle regioni e delle provincie autonome come del resto il Trentino.

Non è sempre stato facile operare all’integrazione di questi nuovi arrivati, riempire ed organizzare le loro giornate all’ insegna di un impegno quotidiano come sostiene l’Assessore provinciale alla solidarietà ed alle pari opportunità  Lia Beltrami della regione Trentino; il programma di integrazione dei profughi fuggiti dalla guerra civile, comprenderebbe una formazione professionale nonché attivazione di corsi di lingua italiana in stretta collaborazione con numerose Associazioni di Volontariato, Caritas, Croce Rossa di diversi comuni.

Tale progetto in Trentino è molto efficace rispetto ad altre regioni italiane anche se, come sottolinea la Beltrami, in un contesto occupazionale ed economico diverso dall’attuale, tutto sarebbe molto più produttivo.

Un cammino iniziato nella drammaticità dell’esperienza libica ma che al momento sembra essere sfociato in una base umanitaria ed il tentativo di inserimento sembra progredire e funzionare. Gli aiuti non mancano di certo.

 

Immagine tratta dal sito: www.immaginigoogle.it

 

 

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