Correva verso la libertà

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I telegiornali  hanno dato ampio risalto alla vicenda che ha visto protagonista Alexander una giovane giraffa che ha tentato la fuga dal mondo degli uomini. E qualcuno dovrà pur prendersi la responsabilità di dire ai bambini che vengono portati al circo che questa non è una favola. Una giraffa che non ha mai visto il sole africano, che non se lo godrà mai, per la sua smania di essere libera, la stessa che anima ciascun essere vivente sulla terra, può correre tantissimo, scalciare, versare sangue pur di non farsi riprendere. Con le sue  zampe lunghe e dinoccolate, Alex ha corso verso la libertà inseguendo il suo atavico istinto,va come nella savana vasta e verdeggiante. Si è buttato per le strade della cittadina imolese, il cucciolo ribelle, incontrando ostacoli sconosciuti, con il cuore che batteva all’impazzata, i  rumori assordanti, le sirene della polizia che lo inseguono, un bus che le si para davanti, braccatada uomini tanto più piccoli di lei ma, tanto più crudeli e insensibili.

Eppure lei a Imola, non ci è arrivata per sua volontà, viveva lontana ma, qualcuno di quegli umani, ha deciso di farla girare in circolo e farsi ammirare in tutta la sua impressionante ed esotica lunghezza. Non è nel suo posto naturale, nell’Africa , lontana, dove regna il silenzio, la quiete ed equilibri che l’uomo si ostina a non voler comprendere.

La sua fuga dura poco.  Una mattina soltanto, il brivido del tentativo che le è costata la vita. Ferita.Centrata fra il collo e il petto. Sedata, catturata, caricata sul camion del circo e morta. Il suo cuore ha ceduto. La sua avventura termina per troppo stress e sedativi.

E le coscienze si risvegliano. 

Forse anche di quelli che apprezzano quel genere di spettacolo, quelli che avrebbero dovuto vederla girare intorno sotto al tendone e mangiare le carote offerte dai bambini, quelli che pagando il biglietto alimentano ed educano i loro figli che la schiavitù è divertente. L’evento sollecita nuovamente riflessioni e interrogativi: è ancora utile uno spettacolo circense che prevede l’utilizzo di animali?

Non è più accettabile  che la tv e al cinema si diffondano immagini di questi circensi che mostrano tutto il loro amore per le bestie domate e piegate al loro volere. Nessun animale selvaggio, e sottolineo nessuno, di fronte ad un cancello aperto di una gabbia non ci ha mai pensato due volte ed è fuggito, chissà perchè. Gli animali dei circhi sono animali in cattività. Vengono costretti all’isolamento e alla reclusione in gabbie, dove soffrono a causa di spazi inadeguati o convivenze forzate con altri animali. Il disagio prodotto dalla cattività si riscontra in comportamenti anormali e disturbati.

Ciò in cui consiste l’addestramento è uno stravolgimento del loro istinto per cui si deve ricorrere necessariamente alla violenza.
Botte, fruste, piastre, pungoli elettrici, spilloni sono una costante nelle giornate degli animali del circo. Il controllo degli animali avviene attraverso la privazione, affamandoli nel caso in cui la loro esibizione non sia eseguita correttamente, e la paura, intimidendoli con grida e percosse.  Gli animali non si divertono nel fare movimenti contro natura. Vedere una tigre che salta nel fuoco o un elefante che fa la verticale sono tutti esercizi fatti dopo ore e ore di addestramenti, spesso con metodi violenti e abusi.
Quando si capirà che gli animali non sono oggetti per uso dell’uomo?
Portare i bambini nei circhi che sfruttano gli animali;  significa renderli partecipi di tali angherie ed abituarli fin da giovanissimi a considerare normale vedere gli animali in gabbia schiavizzati e ridicolizzati dagli uomini che guadagnano sulla loro sofferenza il tanto agoniato denaro. I circhi che utilizzano animali sono veicolo di un’educazione al non rispetto per gli esseri viventi, inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolano lo sviluppo dell’empatia, che è fondamentale momento di formazione e di crescita, poiché sollecitano una risposta divertita e allegra, alla pena, al disagio, all’ingiustizia.
Sarebbe dunque tempo, almeno per una  questione di civiltà che si bloccassero, per sempre, tali circhi.  Indirizziamo la nostra voglia di divertimento verso altre forme di spettacoli  che non basano il loro successo sullo sfruttamento degli animali.

E sognamo che arrivi presto un futuro di rispetto che riporterà gli animali  nel loro habitat d’origine.

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