Altra protesta in alta quota

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Senza stipendio da cinque mesi, 4 operai della Vinyls di Porto Marghera sono saliti sulla cella campanaria di San Marco, a Venezia,per protestare contro lo stallo nel quale versa l’azienda chimica. Notizia da Tg ma, anche Piazza Pulita dedica loro ampio spazio informativo.

Ancora proteste : “siamo stanchi di essere presi in giro. Da 5 mesi non abbiamo lo stipendio” gridano. E’ la risposta umana al festival degli sprechi politici, da una parte gli scandali evidenziano l’abuso di denaro pubblico per feste e lussi, dal lato opposto il settore laborioso italiano soffre ingiustizia e insicurezza del proprio futuro. Gli operai che hanno conquistato il simbolo di Venezia hanno deciso di restare a presidiare la cella del campanile a oltranza: “aspettavamo un incontro al Ministero”…ma i nostri rappresentanti sono  in fermento preelettorale!

Dopo che martedì sera un imprenditore triestino si è arrampicato sul Cupolone di San Pietro per protestare contro Monti e le multinazionali, il tiro delle proteste si sono alzati, tanti, troppi rischiano il posto di lavoro e non vedono la luce in fondo a quel tunnel. Negli occhi abbiamo ancora le scene di disperazione dei minatori asseragliati nelle viscere del terra con 350 chili di esplosivo e poi operai che salgono su silos e tralicci ferroviari, manifestazioni e tafferugli con la polizia.  Possiamo dire che sta scoppiando la disperaziane operaia.

Italiani pronti a rimboccarsi le maniche, a fare sacrifici, ma non più disposti a sopportare il peso dell’ingiustizia politica. Chiedono e vogliono soluzioni per tirar fuori il paese da una situazione generale complicata ma, resa quasi impossibile dalla totale  inadeguatezza della nostra classe dirigente.

“E’ una vergogna che va avanti da tre anni – ha raccontato l’operaia Nicoletrta Zago – sono 5 mesi che non percepiamo nè cassa integrazione, nè stipendio ma andiamo lo stesso a lavorare. Siamo in cassa integrazione dal 2009 e nessuno ci dice come stanno le cose. Ci stiamo ammalando fisicamente e mentalmente siamo stanchi ma non rassegnati.

Una voce nel deserto. Una voce che si alza sopra le teste dei parlamentari, banchieri, finanzieri e leader politici, che pesa sulle loro coscienze. Nessun investimento, nessuna progettualità, nessuna concretizzazione eppure ora, ci chiedono di riconfermarli, votandoli. I vertici dei partiti chiedono la fiducia per governare il Paese, in realtà si stanno preparando a gestire la loro sopravvivenza personale in occasione della più grande debacle che la storia della politica repubblicana ricordi. Quello di cui non si rendono conto è che sta montando la marea inarrestabile della disperazione e che nessuno di loro avrà i numeri per governare. I grandi partiti, che oggi appoggiano Monti, stanno mettendo in piedi una gioiosa macchina da guerra che è votata alla sconfitta invece che alla vittoria. I cittadini esausti e sfiduciati vogliono una politica seria e voteranno solo  qualcuno che oggi voglia mettersi a fare politica seriamente. I prossimi elettori sono i cittadini seri, quelli  che pagano i conti, le tasse e che lottano per arrivare alla fine del mese, quello che piangono, faticano  e che raramente ridono. Quelli che oggi protestano e vogliono certezze. Nonostante tutto.

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