Mano pesante del giudice

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Un dopo sentenza clamoroso che scuote i telegiornali. Sentenza per i componenti della commissione Grandi rischi sul terremoto de L’Aquila. Sei anni per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. È questa la decisione del giudice unico Marco Billi che ha condannato i componenti della commissione Grandi rischi, in carica nel 2009.  Storica condanna: sei anni di reclusione per tutti gli imputati, sei esperti e il vice direttore della protezione civile.

La condanna preoccupa gli esperti di terremoti. Immediate le dimissioni che si sono succedute  a catena.

L’accusa nei loro confronti era di omicidio colposo, disastro e lesioni gravi, per aver fornito rassicurazioni alla popolazione aquilana, in una riunione avvenuta solo una settimana prima del sisma. “Informazioni inesatte, incomplete e contraddittorie” sulla pericolosità delle scosse registrate nei sei mesi precedenti al 6 aprile 2009. La scienza si difende affermando l’impossibilità di prevedere terremoti ma che da ora in poi nessuno si prenderà più la responsabilità di supportare le difficile situazioni legate alle  emergenze.  Dopo la condanna emessa ieri dal Tribunale dell’Aquila si profila una “paralisi delle attività di previsione e prevenzione – è  quanto scrive la Protezione civile   poiché è facile immaginare l’impatto di questa vicenda su tutti coloro che sono chiamati ad assumersi delle responsabilità in questi settori considerati i pilastri di una moderna Protezione civile. Il rischio è che si regredisca a oltre vent’anni fa, quando la protezione civile era solo soccorso e assistenza a emergenza avvenuta”. – ”Oppure – prosegue la nota- che chi è incaricato di valutare finisca per alzare l’allerta al massimo livello ogni qualvolta i modelli previsionali forniscano scenari diversificati, generando una crescita esponenziale di allarmi che provocheranno assoluta sfiducia nei confronti di chi li emette o situazioni di panico diffuso tra la popolazione”.

Il presidente Maiani, rassegnando le dimissioni ritiene ”che la situazione creatasi a seguito della sentenza sui fatti dell’Aquila sia incompatibile con un sereno ed efficace svolgimento dei compiti della Commissione e con il suo ruolo di alta consulenza nei confronti degli organi dello Stato”.

La notizia sta facendo il giro del mondo perché è una sentenza che, con il rispetto per chi l’ha presa, contrasta con un dato scientifico: è impossibile prevedere la gravità di un sisma, almeno è quello che stanno discutendo in Italia e all’estero. La polemica è scoppiata e non si spegnerà, a breve. Solleverà giudizi contrastanti, lasciandoci nel dilemma di dove sta la verità.

Non è chiara la divisione dei ruoli tra la scienza e chi deve prendere decisioni. Il verdetto fa scalpore. L’Italia è un paese in cui scienza e politica si mescolano talvolta in modo improprio. Ma l’Italia è anche e soprattutto un Paese a rischio sismico, con antichi centri storici spesso mal conservati e costruzioni moderne che non sono resistenti quanto dovrebbero. L’industria edilizia qualche volta risparmia e qualcuno chiude un occhio. L’Italia è anche un paese dove il tasso di corruzione è altissimo e dove l’interesse personale spesso prevalica il bene pubblico. Ma sarebbe triste se a pagare il conto fossero alcuni dei nostri migliori studiosi, oltre alle  vittime delle catastrofi.

 

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