Venti di guerra a Gaza

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Continuano i raid israeliani sulla striscia di Gaza dopo  la “eliminazione mirata” di Ahmed al-Jabari, capo dell’ala militare di Hamas  mentre viaggiava sulla sua auto, nella quale sono morte almeno altre dieci persone.

Su entrambi i lati della frontiera molti cercano scampo nella fuga.

Hamas, scossa  per la perdita del comandante militare, ha chiamato alla Jihad e ha annunciato  che continueranno  gli attacchi di razzi contro le città e i villaggi del sud di Israele.

Le brigate Ezzedine al-Qassam, il braccio armato di Hamas, guidata da Jabari, ha emesso un comunicato dicendo che Israele ha “aperto le porte dell’inferno su se stessa” e il portavoce di Hamas Fawzi Barhum ha detto che l’incursione  equivale a una “dichiarazione di guerra”.
“Gli occupanti hanno commesso un crimine pericoloso e andando al di là di tutte le linee rosse:  pagheranno  a caro prezzo per questo e rimpiangeranno il momento in cui lo hanno deciso.”
Hamas ha detto di aver sparato almeno 20 razzi su Israele come rappresaglia per l’uccisione di Jabari.
Dal canto suo Israele ha avvertito Hamas che tutti i suoi uomini sono nel mirino e che non tollererà  altri  razzi sul suo territorio.
Nel discorso televisivo Mercoledì sera, Netanyahu ha detto: “Oggi abbiamo inviato un chiaro messaggio a Hamas e alle altre organizzazioni terroristiche e se sarà necessario siamo pronti a espandere l’operazione. Hamas e le organizzazioni terroristiche hanno scelto di intensificare i loro attacchi contro i cittadini di Israele negli ultimi giorni. Non tollereremo una situazione in cui sono minacciati i cittadini israeliani da un razzo.”
Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano, ha detto ad Al Jazeera: “Stiamo continuando a colpire obiettivi di Hamas, e i loro siti missilistici, ma noi  non volevamo questi combattimenti, siamo stati costretti. Tutte le opzioni sono aperte”.
Le autorità israeliane hanno dichiarato che più di 200 razzi e colpi di mortaio sono stati sparati da Gaza a partire da Giovedi mattina, e che i suoi intercettatori  Iron Dome avevano abbattuto 27 dei missili.
“Il nostro obiettivo principale è quello di proteggere la nostra gente. Hamas ha deliberatamente preso di mira i civili. Hanno deliberatamente i civili di Gaza come scudi umani, anche.”
“Siamo agli inizi, non fine di questa azione”, ha detto, sottolineando la necessità di essere “in allerta in Israele e in Cisgiordania. Non sarà una soluzione rapida ma raggiungeremo gli obiettivi abbiamo fissati per questa operazione.”

L’operazione viene condannata dal  Presidente egiziano Mohamed Morsi che convoca l’ambasciatore israeliano e, a sua  richiesta, la  Lega araba si sta  preparando a tenere una riunione d’emergenza. La Gran Bretagna ha anche esortato moderazione e la Russia ha detto che era “molto preoccupata” per l’escalation, mentre Washington ha detto che stava guardando sviluppi a Gaza “da vicino”.

In pratica tutti stanno a guardare e nessuno fa niente di concreto, come sempre, mentre la situazione a Gaza continua deteriorarsi. Hamas ha ripreso il lancio di missili contro le citta di confine e gli  Israeleliani rispondono  con incursioni sempre piu gravi: si teme quindi una seconda operazione “piombo fuso” del 2008 che infatti gli israeliani non escludono.

Il fatto è che tutta la situazione in Palestina è da anni in una situazione di stallo e non si vede nessuna soluzione. Gli israeliani non intendono fare nessuna concessione e gli sforzi della dirigenza palestinese riescono vani.

L’unica cosa che si è ottenuto in Cisgiordania è un certo, anzi un discreto, miglioramento economico. Ma Gaza,  controllata  da Hamas, ne è del tutto esclusa.  Piu passa il tempo più quindi aumenta l’esasperazione  degli abitanti che non vedono nessuna soluzione se non una ripresa del conflitto con Israele che comunque è destinata a perdere come avvenne nel 2008.

Il mondo arabo è attraversato da tensioni e guerre civili, non è in grado di appoggiare veramente e concretamente la causa Palestinese. D’Altra parte  dalla guerra del Kippur non ha mai fatto niente di concreto al di là della solidarietà verbale. I copiosi  fondi dei paesi più ricchi  paradossalmente hanno peggiorato la situazione alimentando più la corruzione dei dirigenti che la causa palestinese: alla fine la maggiore risorsa economica finisce con l’essere la guerra stessa con la quale richiedere sovvenzioni ai ricchi paesi produttori di petrolio.

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