Il Banco del Mutuo Soccorso quarant’anni fa pubblicava “Io sono nato libero”

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Il 1973 e’ un anno da incorniciare per la band romana del “Banco del Mutuo Soccorso” capitanata dal virtuoso tastierista Vittorio Nocenzi. Dopo aver realizzato il concept album “Darwin” dove nei brani “L’evoluzione”, “La conquista della posizione eretta”, “Cento mani e cento occhi”, ” 750. 000 anni fa … l’ amore” vengono trattate le teorie evoluzioniste, nell’ottobre del 1973 registrano negli studi Fonorama l’album “ Io sono nato libero”, sotto le mani sapienti del tecnico del suono Gaetano Ria. La formazione comprende il leader Vittorio Nocenzi, organo, sintetizzatori e spinetta, il fratello Gianni Nocenzi, pianoforte e piano elettrico, Marcello Todaro, chitarra acustica ed elettrica, Renato D’Angelo, basso e chitarra acustica, Pierluigi Calderoni, batteria e percussioni, Francesco Di Giacomo, canto. Al progetto partecipano Silvana Aliotta cantante dei “Circus 2000” alle percussioni, Rodolfo Maltese componente degli “Homo Sapiens” alla chitarra elettrica e acustica e Bruno Perosa alle percussioni. Rodolfo Maltese dopo questa prova entrerà a far parte stabile del gruppo come chitarrista e trombettista rivelandosi un eccellente musicista al posto di Marcello Todaro. La foto di copertina che raffigura un portone con all’estremità gli occhi guardinghi del cantante Francesco Di Giacomo è di Caesar Monti. La produzione e’ di Sandro Colombini. La realizzazione grafica e’ curata da Clara Duranti. Musiche di Vittorio Nocenzi , tranne il brano “ La città sottile” musiche di Gianni Nocenzi , testi di Francesco Di Giacomo e Vittorio Nocenzi. L’apertura di questo imponente lavoro e’ affidata al brano “Canto nomade per un prigioniero politico” che racconta la disfatta del presidente cileno marxista Salvador Allende avvenuta per mano della destra nazionalista sotto l’abile regia degli Stati Uniti. Il palazzo presidenziale venne accerchiato dai carri armati l’11 settembre 1973. Sotto i bombardamenti, Allende decise di togliersi la vita con una mitraglietta donatogli da Fidel Castro, anche se si e’ sempre creduto che venne ucciso dai golpisti. Il sogno di un Cile socialista tramontò dopo che Pinochet divenne il nuovo presidente imponendo la dittatura. Ma questa e’ un’altra storia. Il brano basato sui tappeti sonori delle tastiere e’ colorato dalla voce di Francesco Di Giacomo, dopo alcuni ricami dettati dal pianismo di Gianni Nocenzi, il brano si sviluppa in un crescendo disegnato dal drumming di Pierluigi Calderoni e di tutti gli strumenti. Dopo alterni crescenti e discendenti la traccia viene conclusa dal cantato pieno di speranze di Francesco Di Giacomo pronunciando la frase che da’ il titolo all’album “Non sprecate per me una una messa da requiem, io sono nato libero”. La seconda traccia è la bellissima “Non mi rompete” che dopo una bella atmosfera creata dalle tastiere, dal piano e dalle percussioni si sviluppa su un arpeggio di Todaro e Maltese. La canzone che parla di un sogno dal quale il protagonista non vuole essere svegliato perché ancora c’è tempo per il giorno quando gli occhi s’imbevono di pianto, dopo un bellissimo coro, si conclude con l’assolo ai sintetizzatori di Vittorio Nocenzi. Questo brano diverrà un caposaldo della band infatti verrà utilizzato come bis nei concerti. Il terzo sigillo e’ la sublime “ La città sottile” musicata dal pianista Gianni Nocenzi con i testi di Francesco di Giacomo e Vittorio Nocenzi. La traccia viene aperta dal pianismo di Gianni Nocenzi con leggeri colpi di percussioni e dai velati sintetizzatori suonati dalle abili mani di Vittorio Nocenzi. Il cantato recitante di Di Giacomo mostra una città dove tutti gli equilibri sono spostati e i mille ascensori di carta velina vanno su e giù senza posa. La quarta traccia intitolata “ Dopo niente è piu’ lo stesso“ e’ aperta dal drumming di Calderoni per poi essere colorata dal piano, dai sintetizzatori e il cantato di Di Giacomo. Il brano molto variegato e’ un inno contro tutte le guerre. Emblematica la frase di Di Giacomo quando canta a pieni polmoni: Cosa ho vinto dov’è che ho vinto quando io, vedo che, vedo che niente e’ più lo stesso, ora e’ tutto diverso. La parte finale e’ affidata al suono sognante dei sintetizzatori di Vittorio Nocenzi. La chiusura dell’album e’ affidata al brano strumentale “Traccia II”. Dopo un intro al piano di Gianni Nocenzi entra in scena il sintetizzatore di Vittorio Nocenzi, ad un minuto e ventisei secondi il drumming di Calderoni, il basso sostenuto di D’ Angelo e le chitarre di Todaro e Maltese colorano il pezzo, rendendolo una perla di rara bellezza. Dopo 40 minuti di viaggio fuori dal tempo e dallo spazio si è giunti a Stalingrado senza lasciare traccia perché io sono nato libero e dopo niente e’ più lo stesso. L’album che completa il periodo d’oro del Banco dopo quarant’anni e’ ancora oggi uno dei migliori prodotti del panorama italiano e uno dei migliori progetti di rock progressive mondiale. Il mondo e’ pieno di star, di molte rock star ma di un solo “Banco del Mutuo Soccorso”.

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