Cina: “sole splendente” per tossicodipendenti

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Anche in Cina la diffusione della droga preoccupa come in Occidente. In verità la Cina è stata vittima della diffusione della droga nell’800, quando  il fenomeno era praticamente sconosciuto in Occidente o, al più,  relegato a piccoli gruppi elitari di artisti. Fu proprio il divieto delle autorità cinesi di vendere oppio in Cina che scatenò il primo scontro con gli europei, la “guerra dell’oppio” appunto, combattuto dagli inglesi in seguito alla quale la Cina si apri all’Occidente ma anche purtroppo a una massiccia diffusione della terribile sostanza che disastrò per quasi un secolo tutto il paese. Dopo la Guerra di Liberazione e la proclamazione della Repubblica Popolare il fenomeno fu arginato, sparì quasi del tutto, almeno ufficialmente. Ma il corso politico cinese attuale,   con la pure limitatissima liberalizzazione, rischia di riaprire la piaga alla quale per motivi storici i Cinesi sono tanto sensibili.  La stessa frenesia  di una  civiltà industrializzata comporta tensioni  e ansia  per le quali  i più deboli, o  semplicemente i perdenti, sono attratti facilmente dal paradiso artificiale.

L’iniziativa che attualmente  le autorità indicano come un modello da seguire è quella detta “ Sole splendente” intrapresa, pare con successo, nella provincia del   Guizhou.  Si tratta  di una provincia  economicamente depressa nella quale attualmente vi è pure una crisi di produzioni per cui molte fabbriche chiudono (succede a volte anche in Cina) gettando nella  disperazione tanti lavoratori. Il progetto è stato elaborato nella cittadina di Duyun. Nel maggio 2005, Duyun è stata annoverata tra le 17 città nelle  situazioni più gravi per stupefacenti per avere più di 1.000 consumatori di droga.

Essa si trova lungo le vie di collegamento fra  Yunan, Guizhou, Sichuan, a Guangdong e le regioni a est della Cina un percorso privilegiato del traffico di  per rimuovere questo primato  poco gradito a  Duyun si è  elaborato  il metodo di recupero  detto “Sole splendente” che in seguito si è diffuso in tutta la provincia e quindi è indicato come un modello per tutta la Cina e anzi per tutto il mondo.

In Cina c’è un detto “la droga trasforma un uomo in un fantasma” e  il Progetto vuole  aiutare il fantasma a riprendere il carattere di un uomo.

E’ un modello di riabilitazione in  quattro fasi contemporanee: disintossicazione fisiologica, recupero psicosomatico, inserimento lavorativo e inclusione sociale. Il suo approccio specifico è quello di integrare le risorse sociali in un meccanismo unificato nel quale  il governo svolge  un ruolo di primo piano. La  disintossicazione fisica è relativamente facile da ottenere, anche il recupero  psicosomatica può essere raggiunto: ma sono inutili, temporanei, laddove non vi è un inserimento. Questo avviene attraverso il lavoro. Si tiene conto che un soggetto tossicodipendente non può dare quanto uno sano. Per questo interviene lo stato: ogni impresa che assume un soggetto in recupero  paga solo la meta del suo stipendio  mentre l’altra meta viene fornita dallo stato. Il metodo, almeno  come riferiscono le autorità,  darebbe buoni frutti.

Si sost!ene che il  reinserimento veramente efficace può avvenire solo attraverso il lavoro, “perché è il lavoro che ha creato noi esseri umani, ed è il lavoro che può purificare la anima dell’uomo”.

Si è allargata  la esperienza  anche i malati di AIDS, immettendoli  in diversi laboratori in gestione centralizzata.

 

Foto dal Quotidiano del popolo: detenuti per droga

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