The raven that refused to sing and other stories

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marco immag. x 27 febbraio

Dopo l’eccellente “Grace for drowning“ uscito nel settembre 2011, Steven Wilson, leader indiscusso della band new progressive “Porcupine tree”, ha pubblicato nel febbraio 2013 il capolavoro “The Raven that refused to sing and other stories”. Per realizzare questo progetto ha chiamato alla sua corte Jakko Jakszyk , cantante dei “21 century schizoid band” e King Crimson Projekt ai cori in “Luminol“ e ”Watchmacher”, Nick Beggs ex Kajagoogoo alla chitarra basso, Chapman Stick in “The Holy drinker“ e cori, Adam Kolzman, collaboratore di Miles Davis ai tempi di “Tutu” alle tastiere, organo Hammond, minimoog e piano, Marco Minnemann membro dei Kreator, Necrophagist, Paul Gilbert, Nina Hagen, The Aristocrats alla batteria, Govan Guthrie,  membro degli Asia e The Aristocrats alla chitarra solista , Theo Travis, membro dei Gong di Daevid Allen, “Soft Machine Legacy”, Porcupine tree e collaboratore di Robert Fripp dei King Crimson al sax, flauto traverso e clarinetto. Steven Wilson, eccelso polistrumentista oltre alle parte vocali ha suonato chitarre, mellotron, tastiere e chitarra basso in “ Holy drinker”. Gli archi sono arrangiati da Dave Stewart ex tastierista degli Egg, Hatfield and the North” e National Health”, suonati dalla London session Orchestra. Alle abili mani di Alan Parsons, famoso per avere collaborato nei lavori “ Abbey road” dei Beatles”, “Atom heart mother “ e “The dark side of the moon“ dei Pink Floyd, e’ stato affidato il compito del suono e della produzione. Nel brano “ The Holy Drinker “ suona la chitarra. L’ album e’ aperto dai dodici minuti e 10 secondi dalla sublime “ Luminol” Dopo un bellissimo tappeto sonoro di tastiere di Adam Kolzman, Theo Travis colora il brano con struggenti note estratte dal suo caloroso sax e soavi linee di flauto traverso, inappuntabili i cori Poderosa la sezione ritmica di Minnemman e Beggs, accattivanti e taglienti le chitarre di Govan Guthrie e Steven Wilson, pregevoli le linee di piano. La traccia “Drive home” è basata sulle traiettorie disegnate dalla chitarra con qualche memoria genesiana, senza per questo sminuire la sua bellezza. D’altronde nel precedente album Steven Wilson aveva ospitato Steve Hackett dei Genesis in “Remainder the black dog” . Il terzo sigillo “ The Holy drinker” si muove sul tappeto sonoro dell’organo Hammond e minimoog con spruzzate di clarinetto e flauto traverso per poi svilupparsi in stacchi hard progressive. Le tastiere portano a ricordare gli Emerson Lake and Palmer. L’haw haw guitar è suonata da Alan Parsons. Il quarto brano “ The Pin drop” basato sugli arpeggi di chitarra e cori, vede Theo Travis prodigarsi in brevi e pregevoli fraseggi di sax, sublime l’assolo alla chitarra di Govan Guthrie. La ballata” The watchmaker” con arpeggi Hackettiani, viene speziato dal flauto traverso di Travis, soavi le voci dei cori, di ottima fattura l’assolo di chitarra di Guthrie, dove mette la sua impronta. Efficace il pianismo di Holzman nella parte conclusiva. Il brano “ The raven that refused to sing” che chiude l’album si sviluppa sul tappeto sonoro creato da Holzman, la voce diafana di Steve Wilson crea un’atmosfera sognante, solo nel finale intervengono gli altri strumenti dando ariosità. Un ennesimo capolavoro di Wilson che sa esprimersi al di fuori della sua band regalando opere di largo respiro. Il 28 marzo 2013 Steve Wilson potrà essere ammirato dal vivo nell’ unica data italiana a Milano, un modo in più per gustare questo meraviglioso album. Lunga vita al nuovo alfiere del new progressive.

Alla prossima per una nuova pagina di musica immaginaria.

 

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