Cani e code

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canecodaIn questi giorni si sta tanto parlato dei debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese italiane, e del loro rimborso. Non si conosce l’esatto ammontare di questo debito, c’è chi dice sia superiore ai 100 miliardi di euro, si sa invece che ne saranno rimborsati circa 40 miliardi.

Le imprese italiane sono in crisi, molte in questi anni hanno chiuso, alcune lo stanno per fare. Il rimborso che, pare, sarà sbloccato lunedì prossimo, per tante di loro potrebbe essere una vitale boccata d’ossigeno.

Però, diverse imprese che hanno fornito beni e servizi all’amministrazione pubblica, e che non sono state pagate, in questi anni non sono state a loro volta in grado né di saldare i loro fornitori né i contributi previdenziali ai propri dipendenti.

A questo punto nasce un problema: una norma prevede che la pubblica amministrazione non possa saldare le fatture ai propri fornitori se questi non sono in regola con “i pagamenti e gli adempimenti previdenziali, assistenziali ed assicurativi nonché di tutti gli altri obblighi previsti nei confronti di INPS, INAIL e, per i lavori dell’edilizia, della Cassa Edile”.

La domanda che mi pongo è questa: le imprese che oggi non si trovano in regola, saranno comunque rimborsate o, stante l’irregolarità del loro Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva), perderanno il diritto al rimborso?

Se così sarà, saremmo di fronte al classico caso del cane che si morde la coda che, in questo caso, equivarrebbe a una condanna a morte per queste imprese. Che assurda contraddizione!

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