Reciprocità

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reciprocita

Se vi è mai accaduto di non pagare una fattura dell’Enel o della Telecom, se avete dimenticato di saldare la Tarsu, se avete sbagliato a trascrivere un importo sul modello 730, saprete certamente che non la passerete liscia.

Qualche tempo dopo, mesi o anni a seconda del creditore, vi sarà chiesto di rientrare nel debito, penali e more comprese.

Se invece è lo Stato ad esservi debitore, le cose cambiano radicalmente. Non ci sono più scadenze prefissate, e se ci sono si limitano solo ai buoni propositi ma quasi mai vengono rispettate, e, al momento del rimborso, non si parla mai di penali o interessi.

E alla fine, chi si ostiniamo a non pagare si vedrà pignorare i propri beni. Nei confronti dello Stato, invece, raramente si arriva tanto.

Così, noi paghiamo sempre tutto e in tempo reale, lo Stato anche, ma quasi sempre con ritardi oceanici. Ritardi che a volte possono voler dire la morte delle aziende creditrici, che nel frattempo, nonostante i crediti vantati, devono continuare a pagare l’Iva, l’Irpeg, i contributi previdenziali e quant’altro.

In questi giorni si parla tanto del rimborso dei debiti della pubblica amministrazione, e pare che nei prossimi giorni ne partirà una tranche. Ma in pochi, almeno finora, hanno mai pronunciato la parola magica che risolverebbe la questione: reciprocità. Cioè, le condizioni che lo Stato impone ai cittadini dev’essere pronto a rispettarle lui stesso. O forse è chiedere troppo?

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