Diritto di replica

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dirittoreplicaIeri sera è andato in onda, su Canale5, un programma di approfondimento dal titolo “La guerra dei vent’anni” nel quale si è parlato del cosiddetto “processo Ruby”, processo che vede implicato il proprietario di quell’emittente, nonché leader di uno dei partiti che compongono l’attuale maggioranza di governo, oltre che ex Presidente del Consiglio.

Lo scopo de “La guerra dei vent’anni” è stato chiaramente quello di far dimostrare che le serate del Bunga Bunga altro non erano che delle cene eleganti, nelle quali non si faceva altro che mangiare, chiacchierare, cantare. In pratica delle serate con amici, tra allegria e goliardia.

Per provarlo sono stati intervistati tutti quei partecipanti che avevano un minimo comune denominatore: essere testimoni a favore della difesa.

Per tutti, durante quelle serate, si è unicamente mangiato, chiacchierato, cantato.

Insomma, una sorta di “Un giorno in pretura” a senso unico. E visto che per l’occasione sono anche state aperte le porte di villa San Martino, avrebbero potuto chiamarlo “Un giorno ad Arcore”.

Altre volte, in occasioni simili, la più clamorosa forse è stata quella in cui Maroni ha voluto replicare al monologo di Saviano su “Vieni via con me” a proposito delle infiltrazioni mafiose in Lombardia, i politici hanno chiesto il diritto di replica. Diritto che, a rigori, potrebbero chiedere anche i giudici di Milano.

Per fortuna, com’è giusto che sia, non lo faranno, perché è diverso lo spessore tra questi ultimi e alcuni politici.

Ma se lo facessero, conoscendo il tipo, dubito che lo avrebbero. Anzi, piuttosto, visto che a più riprese il nostro fa lo gnorri e gira tutto a proprio favore, non sarei sorpreso se tra qualche giorno vedessimo nuovamente lo stesso programma. Il diritto di replica, appunto.

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