Le spiegazioni “non spiegazioni” del commissario

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commissario_rizzaStamattina, nella Sala Giunta del Comune di Ragusa, il commissario straordinario del capoluogo ibleo, la dottoressa Margherita Rizza, ha convocato i rappresentanti della stampa cittadina per chiarire alcuni aspetti riguardanti l’annunciata chiusura anticipata degli asili nido e la decisione di far pagare un ticket per l’utilizzo degli impianti sportivi.

A sentire la dottoressa Rizza, entrambe le questioni hanno un minimo comune denominatore che si chiama “patto di stabilità”. Infatti, sono le sue parole, “avendo violato i parametri già in aprile, per quanto riguarda la questione degli asili nido non possiamo più assumere personale Osa, mentre per gli impianti sportivi, abbiamo stabilito che chi usufruisce di tali strutture contribuisca alle spese di mantenimento”.

Dunque, a causa del patto di stabilità, il Comune di Ragusa, non potendo assumere quel personale che potrebbe al contempo garantire sia le necessità delle famiglie che la sicurezza dei bambini, è costretto a chiudere anticipatamente gli asili nido comunali. Perché le norme stabiliscono che per ogni 12 bambini sia presente un operatore socio assistenziale, mentre a Ragusa ce ne sono solo 7.

“Dal primo aprile – ha dichiarato il dirigente del settore, il dottor Alessandro Licitra – si è sopperito utilizzando il personale supplente prolungando il periodo di supplenza e utilizzando una ditta esterna per le pulizie, mentre per gli educatori sono state utilizzate le maestre che fanno attività integrative. Adesso non riusciamo a farlo più perché dal 12 giugno il personale scolastico che dipende dallo Stato, per contratto, termina il rapporto frontale con gli alunni”.

E assumere in deroga al patto, è stato aggiunto, comporterebbe una responsabilità erariale nei confronti del dirigente che le autorizza. Che nessuno, giustamente, si vuole assumere. Col risultato che, in attesa di trovare una soluzione, saranno le famiglie, come sempre, a pagare il prezzo più alto

Per lo stesso motivo, a partire dal 10 giugno, tutte le strutture sportive saranno accessibili solo previo il pagamento di un ticket che copra il 36% dei loro costi di gestione.

“Si tratta della quota minima prevista dalla legge”, ha tenuto a precisare il commissario Rizza, che si è dimostrata irremovibile anche di fronte alla formale richiesta di revocare la delibera avanzata da tutte le società sportive iblee.

“Non posso, devo relazionare alla Corte dei Conti sullo stato dell’Ente”, è stata la spiegazione.

Quindi, per una questione prettamente formale, il comune di Ragusa aggiungerà una nuova voce di spesa ai già dissestati bilanci delle famiglie ragusane.

Perché, sono i calcoli dell’Ufficio Sport, gli impianti sportivi costano alla collettività circa 700.000 euro e con il ticket sportivo il commissario conta di racimolarne circa 200.000, che saranno però, è quello che ci è stato detto, reinvestiti nella manutenzione degli stessi.

Considerando che tante di queste strutture non sono in buone condizioni (pensiamo al fondo del Petrulli o alle “infiltrazioni” in qualche palestra) forse sarebbe stato più corretto prima provvedere alla loro manutenzione e poi chiedere i soldi.

Ma, a sentire il commissario, non si poteva più aspettare (“Si sarebbe dovuto partire fin da gennaio. Ho tirato per le lunghe abbastanza”).

Può darsi. Ma perché smettere di tirare proprio adesso, quando le attività sportive sono ormai concluse e quindi, per forza di cose, nelle casse del comune affluiranno solo pochi euro?

Semplice, perché bisogna “relazionare alla Corte dei Conti sullo stato dell’Ente”.

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