Mineo: la ville en rose

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Questa tornata di elezioni amministrative ha riservato non poche sorprese: il Pdl ridimensionato, il M5S arroccato attorno a poche fortezze, il Centrosinistra trionfante un po’ ovunque. Le sorprese, come si vede, ci sono state, ma chi lo avrebbe detto che un piccolo paese della profonda provincia siciliana potesse assurgere agli onori della cronaca nazionale fino a divenire quasi un unicum politico?

Panorama di Mineo

 

Mineo, 5.216 abitanti, 7.428 elettori, una percentuale di votanti a prima vista desolante (45,57%),[1] un paese, come e più del resto della nazione, in profonda crisi: economica e demografica, innanzitutto, ma anche e soprattutto identitaria. È l’aspetto che forse salta più difficilmente all’occhio, ma l’Urbs Jucundissima et Vetustissima, dopo più di venticinque secoli di storia, si confronta con una crisi senza precedenti. Negli ultimi decenni, gradualmente, ma costantemente, tutti i punti di forza, che la sua storia le ha lasciato in eredità, sono piano piano evaporati: uffici pubblici, giudiziari, ospedali e uffici intercomunali, depositi del monopolio e porzioni di territorio ecc. La piccola orgogliosa capitale di una piccola e fiera comunità, come nell’apologo della rana bollita, ha scoperto troppo tardi di essere stata spogliata di porzioni della sua storia. La crisi demografica ha portato ad una costante diminuzione della popolazione, l’emigrazione da più di un secolo è un’emorragia costante che ha quasi dimezzato i suoi abitanti, i settori produttivi tradizionali più che in ginocchio letteralmente distrutti, la capacità di reazione annullata.

Mineo non è un piccolo borgo come un altro, è una di quelle comunità che hanno contribuito a dispetto del calcolo statistico in maniera notevole allo sviluppo culturale e sociale dell’Italia e della Sicilia. Mineo non è un paese sconosciuto. Città, nota fino a qualche hanno fa soprattutto per aver dato i natali a Capuana, Bonaviri, Buglio, Maura ecc., oggi è conosciuta soprattutto per fatti legati alla cronaca, talvolta tragica (la strage del depuratore del 2008) altre volte semplicemente à la mode (Emergenza Immigrati). Dal 10 giugno 2013 si aggiunge un fatto nuovo che fa di Mineo il comune con l’amministrazione più rosa d’Italia.

L'assessore Novità e il sindaco Aloisi

Il panorama è di tipo scandinavo. A guardare i volti del nuovo potere si rimane sorpresi: il sindaco è l’avvocato Anna Aloisi, dei due assessori designati una è donna (Daniela Novità), come donne sono ben otto consiglieri su quindici (Anna Blangiforti, Chiara Cutrona, Luana Mandrà, Nella Risuscitazione, Mariella Simili, Caterina Sivillica, Ilaria Stuto e Cristina Venuti),[2] sono state le candidate le più votate in ognuna delle tre liste in lizza.

A primo acchito si potrebbe pensare che il risultato islandese sia effetto della recente legge elettorale siciliana che ha introdotto la preferenza di genere nella scelta del consigliere. La legge n.8 del 2013 prevede la possibilità di indicare due nominativi, anziché uno, qualora siano di sesso diverso. Si è prevista, così, una maggiore presenza dell’elemento femminile nelle liste e tra le elette. Le cose, conti alla mano, però non sono andate esattamente così. Ad esempio, a dispetto delle buone intenzioni del presidente Crocetta, a Catania su 45 consiglieri sono solo 7 le femmine (2 in più rispetto alla precedente tornata elettorale), a Ragusa 5 su 30 (precedentemente solo 3), a Comiso 2 su 20 (era solo una), a Grammichele (comune limitrofo) i consiglieri donna erano 2 su 20, dopo le elezioni solo 5, a Scordia (altro comune del comprensorio Calatino) era 1 su 20 oggi, dati parziali in attesa del ballottaggio, sono 2 su 8.

Il consigliere Mandrà, il sindaco Aloisi e Ilaria Stuto.

Come si vede, l’effetto della legge c’è stato ma molto al di sotto delle attese. Probabilmente si dovrà ancora aspettare qualche anno prima di avere dei risultati menenini anche altrove. Allora come si spiega il risultato menenino?

Volgiamo la domanda alle protagoniste di questa avventura elettorale. Si tratta del neosindaco Anna Aloisi, della prima degli eletti della lista Uniti per Mineo (Caterina Sivillica) e della prima di Mineo prima di tutto (Nella Risuscitazione).

 Premettendo che negli altri comuni siciliani c’è stato solo un leggero incremento delle elette, secondo voi questo risultato (8 su 15) è dovuto alla recente legge regionale sulla preferenza di genere o la spiegazione bisogna trovarla altrove?

Anna Aloisi: La legge di genere ha di certo favorito questo risultato, ma il fatto che sia di questa portata si deve spiegare anche attraverso la considerevole mobilitazione delle donne menenine, la cui partecipazione alla campagna elettorale è apparsa più numerosa e più determinata, incentivata anche dalla presenza di un candidato sindaco donna.

Caterina Sivillica: Sicuramente la legge ci ha aiutato. La possibilità di scegliere anche una donna ha contribuito a dare più spazio alla rappresentanza femminile. I risultati come si è visto sono stati eclatanti, ma non basta come spiegazione, secondo me si deve considerare anche la voglia di rinnovamento che ha animato e anima la nostra comunità. Una richiesta forte di cambiamento radicale come si vede anche dall’età media degli eletti.

Nella Risuscitazione: Certamente la nuova legge elettorale a Mineo ha portato un risultato assolutamente nuovo e questo malgrado la percentuale di presenza femminile nelle liste delle donne si sia mantenuta nei limiti previsti dalla legge (1/3 dei nominativi). Le poche donne comunque sono state molto favorite. In genere si è deciso di accoppiare durante la campagna elettorale un nome femminile a un nome maschile. Alcuni uomini dunque sono restati non accoppiati, per loro è stato molto più complicato ottenere un buon risultato elettorale. Nella nostra lista, per tale motivo, si è scelto di non effettuare accoppiate fisse. Queste riflessioni rimangono sempre teoriche e, soprattutto, non tolgono valore al successo elettorale raggiunto dalle singole donne del nuovo consiglio comunale.

il consigliere Nella Risuscitazione

 

Questa legge come è stata vissuta da voi: come un’opportunità di partecipazione politica o come una sorta di riserva indiana innaturale?

Anna Aloisi: Io ho visto e vedo la legge regionale sulla preferenza di genere soprattutto come un incentivo, uno sprone alla maggiore partecipazione da parte delle donne alla vita pubblica, anche politica.

Caterina Sivillica: Aldilà di tutte le considerazioni possibili, da parte mia il fatto che sia potuto scegliere in questo modo l’ho visto soprattutto come un’opportunità di confronto.

Nella Risuscitazione: Finché sul piano legislativo si avrà bisogno di sostenere la diversità di genere, ritengo che la nostra democrazia, quella disegnata dalla Costituzione, ha ancora molta strada da percorrere. Non mi piace sentire parlare di quote rosa, come se le donne fossero una specie protetta. La donna deve avere pari opportunità di partecipare a tutte le attività lavorative e politiche dello stato in cui vive, non in quanto donna, ma perché persona.

La presenza femminile nelle stanze di potere si tramuterà secondo voi in azioni più attente all’universo femminile, ad esempio azioni contro la violenza di genere, politiche per madri lavoratrici ecc.? Qual è il vostro auspicio?

Anna Aloisi: Sicuramente ci sarà più attenzione nei confronti della condizione delle donne, in un contesto generale di maggiore sensibilità alle problematiche sociali ed esistenziali dell’intera comunità.

Caterina Sivillica: Il mio auspicio è quello di guardare con occhio attento al mondo femminile, con riguardo a donne che vivono situazioni particolari. Chiaramente questo non può escludere un’attenzione generale alle esigenze di tutta la città.

Nella Risuscitazione: Vorrei che questa situazione si tramutasse in una maggiore attenzione verso i soggetti più deboli della società: bambini, donne sole, disabili, anziani, famiglie in stato di indigenza ecc. Vorrei una amministrazione che faccia del welfare una sua priorità. Non interventi sporadici, ma decisioni incisive, strutturate. Come fare? Sicuramente unendo gli sforzi, superando le naturali differenze tra maggioranza e opposizione, operando per il bene della nostra città.

Quello che dico può sembrare sciocco però è una domanda che i lettori potrebbero porsi: cambierà il modo di fare politica a Mineo, intendo il confronto e le modalità di lavoro in consiglio?

Anna Aloisi: In linea di massima noi donne ci sentiamo soprattutto motivate dalla volontà di dare concreta soluzione ai problemi e rifuggiamo dalla logica della sterile contrapposizione per partito preso e dalle inutili polemiche, quindi…

Caterina Sivillica: Spero di sì, il buon senso delle donne nella presenza del consiglio comunale è un valore aggiunto, le donne si distinguono per senso critico e per obiettività. Auspico che l’azione del Consiglio comunale sia fattiva, anche grazie al senso di responsabilità che è in ognuno di noi.

Nella Risuscitazione: Certo, il mio auspicio è che il modo di fare politica risenta della naturale disposizione dell’universo femminile verso la mediazione, senza che venga sacrificato un confronto schietto improntato sui toni del dialogo, sull’ascolto delle diverse istanze. Se questo potrà significare un nuovo modo di fare politica, ne sarò assolutamente contenta.

Ecco le nuove voci delle donne di Mineo. Voci che hanno una eco antica. La storia menenina è puntellata da figure di grandi donne, donne che spesso si sono poste in competizione con gli uomini, vincendo. Uno splendido libro fotografico della menenina Mimma Aloisi qualche anno fa ne diede conto (Donne menene del XX secolo, Ed Insieme, 1999). Una storia che è molto antica e che ha madri ideali in due grandi medici donne ed ebree del Medioevo menenino Bella di Paja, «abilitata all’esercizio della chirurgia in tutte le terre della Camera Reginale e nelle grazie della regina Bianca» e Verdimura de Medico (Domenico Ventura, Medici Ebrei a Catania in Medici e Medicina a Catania dal Quattrocento ai primi del novecento, a cura di M. Alberghina, G. Maimone editore, 2001).

In ogni caso, oggi anche per questo, Mineo ha un altro motivo per rimarcare la sua peculiarità nello scenario nazionale. Un piccolissimo centro, dal grande orgoglio civico, fiero del suo passato che anche attraverso la voce gentile e decisa delle sue rappresentanti potrà rinvigorire le energie ormai esauste della patria del Capuana e rilanciarne la vita civile.

[Foto di Rosita Cristofalo]

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[1] C’è da dire che 3385 votanti su 7428 iscritti è il 45,57%. In realtà sono iscritti alle liste più di 2000 persone non residenti in Italia. La percentuale dei votanti dovrebbe essere rimodulata tenendo conto di questo dato. 3385 votanti su ca 4800/5000 aventi diritto residenti, porta l’affluenza al 68-70%. E non è l’unico primato di questo consiglio. Età media del nuovo consiglio è 32,9. La più giovane eletta ha 21 anni, la veterana 53.

[2] Le consigliere nel quinquennio 2008-2013 erano solo 2 su 15.

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