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relatori

Vernissage della mostra personale di Alfio Giurato al MacS – Museo Arte Contemporanea Sicilia

Venerdì 28 giugno, nella Badia piccola del Monastero di San Benedetto di via Crociferi, 30 a Catania, con la mostra di Alfio Giurato, si è tenuto il vernissage del MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia). Gli interventi, di grande valore artistico – culturale, sono affidati, oltre all’artista Giurato che ha l’onore di inaugurare l’apertura dello stesso, a Giuseppina Napoli, direttore del MacS e Alberto Agazzani, curatore. Organizza la presentazione la sensibile poetessa ed impeccabile giornalista del quotidiano “La Sicilia”, Grazia Calanna.

Alfio Giurato nasce a Catania nel febbraio del ’78 e si diploma in decorazione pittorica all’Istituto d’Arte in Via Crociferi. Si laureerà nel 2005 con il massimo dei voti ed una menzione speciale. A studi conclusi si dedicherà interamente al proprio cammino artistico che lo porterà a fare mostre personali a Bologna, Teramo, Caserta, Rimini, Roma, solo per citarne alcune.

La “rabbia del corpo” può denunciare un malore, un’ingiustizia, un malessere psicologico. “Tormento ed estasi”, come lo definisce Alberto Agazzani, curatore del Museo Arte Contemporanea Sicilia. Bellezza ed ossessione trasuda dalle tele, tra chiaroscuri, ombre e giochi di pose. Sembra che quei corpi escano fuori dal quadro per scuotere le coscienze.

Coscienze che questo mondo ha dimenticato nella caotica, frenetica quotidianità, pesce vorace di materialismo, smania senza empatia, cecità emotiva ed arrivismo che schiaccia i vecchi valori di un tempo ormai lontano. E’ una furia, una rabbia trattenuta quella del mondo, pronta ad esplodere. La vera pittura è, e deve essere, denuncia sociale velata, stemperata dall’energia creativa dell’artista che la dona con emozione ed entusiasmo a chi è capace di leggerne i messaggi intimi.

Assistiamo ad un abuso di esposizione di corpi da parte dei mass – media, nelle pubblicità televisive come si volessero dare in pasto, svendendoli, ad un pubblico di consumatori vorace ed esanime.

“Il nostro corpo è il tempio dell’anima” e, come tale, deve essere inteso come filtro, come protezione esterna a tutela di un mondo emozionale infinitamente grande nella sua importanza, il nostro spirito.

In questo siamo stati creati ad immagine e somiglianza del nostro Dio, possediamo la sua essenza che possiamo sintetizzare in una sola parola: FEDE.

La fede non si può insegnare e neppure apprendere, o si possiede o non si possiede ed è la fiducia che ognuno di noi ripone in questa entità senza corpo che noi chiamiamo in tanti modi: Dio, Eterno, Padre, Geova,Signore, Yahweh, Elhoim, Allah.

Del corpo poi, vedremo nel Nuovo Testamento biblico,  Dio avrà bisogno per diffondere la buona novella della salvezza attraverso l’Emmanuele, “Dio con noi”, il suo unigenito figliolo Gesù Cristo. E’ con la morte del corpo che saranno perdonati e cancellati tutti i peccati degli uomini e Gesù, dopo tre giorni, resusciterà solo in spirito congiungendosi di nuovo con il Padre.

Il corpo diventa un “mezzo”, un veicolo per appagare gli occhi ma ciò che riesce a vedere in modo più nitido e profondo è solo l’anima, appunto la nostra essenza divina.

Dalle tele di Alfio Giurato, parti di corpi il “altorilievo” si avvicinano in modo inquietante a chi è che guarda interponendosi con il reale e l’onirico, denunciando ingiustizie subite, inquietudini nascoste ed inconsapevoli.

In una cornice di una bellezza artistica senza eguali, come scriverà Goethe, il barocco di Via Crociferi, via definita, non solo dallo scrittore ma anche dal regista Zeffirelli, la più suggestiva ed arcana, è la visioni di innumerevoli trame di pietra, che disegnano e scolpiscono creative suggestioni ornamentali, evocatrici di memorie e bellezze.

L’arte è bellezza espressiva.

L’arte ci avvicina a Dio, alle nostre intime relazioni e approcci con il mondo che ci circonda.

L’arte è il superamento del bivio tra corpo e anima, tangibile ed intangibile, materiale e spirituale. E’ il “tocco” di Dio sull’uomo.

Alfio Giurato

Calanna 3

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