Egitto: l’autunno della primavera araba

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In tutto l’Egitto, e non solo a Piazza Tahir, una folla oceanica chiede le dimissioni di Morsi, il presidente eletto nelle prime elezioni pluralistiche d’Egitto. Vengono assaltate le sedi dei Fratelli Mussulmani che si difendono come possoono anche con le armi e restano sul terreno una ventina  di morti e centinaia di feriti. L’esercito dà un ultimatum di 48 ore ai sostenitori e agli avversari di Morsi.

La democrazia rischia di lasciare  il posto a una guerra civile o a un colpo militare: sarebbe in ambedue i casi la fine della democrazia parlamentare che, faticosamente, in questi due anni si andava delineando in Egitto.

Cosa è successo? Come si è passati dalla  richiesta di democrazia di due anni fa a una situazione cosi drammatica?

Le dimostrazioni contro Mubarak erano certamente motivate dal desiderio di democrazia e di modernità della parte piu colta, borghese, giovane della società egiziana. Le folle di Piazza Tahir  erano orientate nel senso di una democrazia occidentale. Il problema fondamentale era però quello  economico: la povertà generalizzata, la scarsa o la nessuna prospettiva di lavoro che le nuove generazioni piu colte e più aperte all’Occidente non riuscivano a sopportare con la rassegnazione di sempre. La caduta di Mubarak fu salutata quindi, in Egitto e nel mondo, come  una affermazione della democrazia, nel maggiore paese arabi che si sperava si sarebbe poi espansa, con effetto domino, agli altri stati del Medio Oriente. In realtà, solo nella piccola Tunisia si è seguto un cammino simile con sbocco democratico. La  primavera araba si manifestava un po’ dovunque ma non riusciva ad aprire prospettive effettivamente democratiche. Nella maggior parte dei paesi i regimi al potere riuscivano a riassorbirla con qualche concessione (Algeria, Marocco, Giordania ecc). In altri invece degenerava in guerra civile: nello Yemen fra sciiti e sunniti, in Libia fra clan e tribu e solo con l’aiuto occidentale si riusciva a far cadere Gheddafi e soprattutto, in Siria si continuano terribili infinite stragi.

In Egitto invece l’esercito, da sempre al governo, avviò una percorso  democratico piuttosto lungo e accidentato   alla fine  del quale veniva eletto Morsi, esponente dei fratelli Mussulmani. Le folle che  avevano portate alla caduta di Mubarak avevano un inconfondibile carattere laico (non ateo) in linea con il laicismo occidentale. Tuttavia alle elezioni predominava il partito ispirato e guidato dai Fratelli mussulmani, gli unici che avessero una organizzazione capillare  sul territorio in grado di organizzare l’elettorato. In effetti, però, nel corso dell’anno il primato dei Fratelli Mussulmani dapprima molto ampio, andò declinando, e Morsi vinse di stretta misura contro  candidati  laici. Tuttavia era comunque un vittoria elettorale. In questo anno, però, la popolarità di Morsi è andata declinando. Non c’entra molto la sua fede religiosa o una asserita deriva islamista che in verità non vediamo Il fatto è che gli Egiziani si aspettavano una ripresa dell’economia. Ma in un paese instabile con un governo traballante e disordini un po dovunque è difficile che ci siano investimenti, che si creino imprese. Soprattutto il turismo, principale fonte economica per l’Egitto, si è andato  affievolendo malgrado i prezzi sempre più  bassi,  ormai nemmeno più remunerativi.  La gente quindi è stanca, strematam delusa  ed accusa il governo che ritiene oeggttivamente responsabile dell’andamento economico.  In  realtà Morsi puo fare ben poco per stimolare una ripresa economica, ammesso che ne sia poi capace, se la situazione  politica non diviene stabile  e sicura.

L’opposizione quindi è ridiscesa nelle piazze  chiedendo le dimissioni di Morsi. Ma in questo modo il responso delle urne non viene più rispettato: in democrazia non decide la piazza ma le urne. L’esercito si sente   legittimato a intervenire per evitare una situazione di disordine e un pericolo di guerra civile: ma in questo modo la democrazia si allontana per un tempo indefinito.

Per quanto possa sembrare  strano, in Egitto la democrazia non viene messa in pericolo dagli islamisti come si è sempre  temuto, ma sono  i laici battuti alle urne che affondano la democrazia stessa.

 

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