Diario siciliano di Ercole Patti

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cataniadalmare

Un continuo chiacchiericcio rompeva la quiete delle strade siciliane, una Sicilia del diciannovesimo secolo.

Tutto taceva intorno mentre si faceva colazione con biscotti imbevuti nel vino bianco.

Il vino buono, quello fatto in casa era buono e genuino da gustare, all’aria aperta come nelle calde serate di inizio autunno.

Tutti avevano desiderio di provarlo, assaporarlo, anche gli stessi bambini.

Erano tutti i profumi e i ricordi dell’infanzia che mentre percorrevo i miei lunghi viaggi, mi attraversavano la mente, quando varcavo il portico del mio casale di campagna dove avevo trascorso gli anni più intensi della mia vita, sentivo il profumo del mosto selvatico ed ero felice.

Era delle volte limpido ed altre volte torbido ma mi rendeva sempre felice, in egual misura perché mi ricordava i profumi della mia infanzia felice.

Dentro l’atrio c’era un largo e spazioso tavolo rotondo di pietra dove sempre , in ogni occasione di festa tutti gli invitati erano soliti accomodarsi e trascorrere delle intere giornate in allegria.

Amavo sempre ammirare la poltrona che era sempre ferma allo stesso posto, accanto al balcone, con vicino un cestino da lavoro con un lavoro in maglia iniziato e mai portato a termine.

Il mio sguardo come quello di tutti i componenti della famiglia, tendeva verso l’orizzonte.

Amavo anche allora gustare i cibi freschi che un contadino ci portava col calesse all’alba.

Prima che fosse giorno sarei dovuto ripartire ma per presto fare ritorno nella mia amata terra.

Quello era un viaggio che io ero solita definire alla ricerca della felicità.

 

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