Il padre deve desiderare che il proprio figlio possa diventare più grande di lui

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Picture 125Una Lectio Magistralis che ha strappato applausi e lacrime.  Il professore Giovanni Salonia, direttore scientifico dell’Istituto GTK Scuola di specializzazione in psicoterapia, ha aperto con un’intensa conferenza il Master di 1° livello in counselling socio educativo organizzato dall’Istituto Paideia con l’Università Pontificia Salesiana.

La Sala Avis di Ragusa è risultata infine troppo stretta per accogliere i partecipanti all’incontro sul tema “I padri desiderano esserci, a volte non sanno come”.

Ad introdurre la serata è il dottore Tonino Solarino, direttore del Master.

“Nei decenni scorsi – ha ricordato Solarino – il padre non svolgeva il proprio ruolo in un contesto paritario rispetto alla moglie e madre del figlio. Oggi, invece, ai padri è data una possibilità che, talvolta, non riescono a vivere fino in fondo pur desiderandolo. In tal senso resta nodale la funzione della coppia genitoriale. In questo ambito, il padre deve imparare a riconoscere le esigenze sia dei figli che della propria compagna e madre”.

Solarino ripercorre le tappe che hanno condotto ad una simbolica “morte del padre”. “Il rifiuto dell’autoritarismo – spiega – ha portato alla morte del padre, laddove, invece, ad essere uccisa avrebbe dovuto essere solo l’idea di un padre padrone. Tale uccisione ha portato all’assenza dei padri”.

Profondo il saluto che il vescovo di Ragusa, monsignor Paolo Urso, ha portato ai presenti. “Il tema di oggi – sottolinea – è intrigante per tutte le connessioni che comporta. Dinamiche familiari, sociali, politiche. Più che alla morte del padre, però, oggi sembriamo assistere alla fuga dei padri in un contesto nel quale, per una moltitudine di ragioni, è sempre più difficile accudire degnamente i propri figli. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che ogni bambino ha bisogno di un padre e di una madre”.

“Quello che viviamo – afferma il professore Salonia – è un momento storico importante nel quale dobbiamo osservare il ritorno del padre non solo in relazione ai figli, ma anche rispetto alla nostra interiorità. Questa è la direzione che stiamo solo percorrendo senza, tuttavia, poter pensare di essere arrivati. Nelle viscere dell’uomo è scritto il Dna paterno – cnclude Salonia – un patrimonio che poi si perde perché il padre è al tempo stesso forte e fragile. Forte, perché senza padre non c’è vita; fragile, perché convive con una incertezza di fondo che bene sintetizza il detto secondo cui la madre è sempre certa, il padre mai. Dunque il legame col figlio deve crearsi entro questo spazio di  fiducia”.

La lezione prosegue sui passi celebri dell’Iliade che vedono tutta la tenerezza del padre Ettore pronto a disarmarsi pur di poter abbracciare Astianatte, il proprio bambino. Il poeta Omero aveva già individuato, sulle ali dei versi, il senso di un padre capace di essere forte e tenero, ma anche un uomo che comprende le esigenze del figlio grazie alla comunicazione, fosse solo di uno sguardo, con la moglie Andromaca. “Togliersi l’armatura – spiega il professore – vuol dire per Ettore dare modo al figlio di riconoscere entrambi i genitori nel loro ruolo naturale. Di non avere più paura. È solo in quel momento che il bambino riesce ad aprirsi e può, dunque, crescere e sorridere”.

Il viaggio che il professore Salonia propone alla platea abbraccia la mitologia greca, la storia e la psicanalisi, non senza avere lanciato una stoccata all’idea edipica di un figlio che possa desiderare la morte del proprio padre. “Noi – spiega il relatore – siamo cresciuti con questa mentalità, ma nessun figlio vuole uccidere il padre e viceversa. Aver dato a Edipo questa responsabilità, ha creato questa specie di sospetto sulle natura umana, come se si nascesse con questo istinto di godimento della madre negato   dal padre. Entrambi i genitori, invece, sono presenti fin dall’inizio. La triade esiste da sempre, il padre ha voglia di essere coinvolto nell’educazione del figlio”.

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