Print Friendly, PDF & Email

STRASS

Denunciare la società attraverso una satira intelligente, prendersi giuoco di un mondoc sempre più “esteriore”, sempre più superficiale ed autolesionista.
Donne vittime della moda, maniache e carnefici del look, esperte e disinibite maestre dello shopping, drogate da silicone estetico.
“Fashion victims”, le incomprese sante martiri dell’estetica, le paladine del look, le mistiche del gossip, devote di Dior con delle “Missoni” da compiere e Chanel da seguire.

E così, per colmare quei vuoti interni abissali, la donna di oggi si “strafoga” di futilità, si intossica di firme attraverso le quali si sente considerata, si sente apprezzata, affermata.

E’ un processo psichico che sfiora il ridico, che conduce per mano il genere maschile ad avere modelli di donna “costruiti”, deformati anziché migliorati dalla chirurgia estetica, banali, impreparate  che considerano i libri come “acerrimi nemici” da combattere o, meglio ancora, da ignorare.

STRASS…se avete dei neuroni lasciateli a casa”, Sicilia Sisters Production”, regia di Federico Magnano di San Lio, aiuto regia Gabriella Caltabiano,  è uno spettacolo “geniale”, specchio attento e preciso di una donna moderna malata, vittima e carnefice di se stessa.

Le tre attrici in scena, Raffaella ed Eliana Esposito, Carmela Buffa Calleo, istrioniche, con un’ottima intesa scenica e libertà di movimento, utilizzando una scena essenziale formata da tre parallelepipedi che fungono ora da sedili automobilistici, ora da poltroncine per interviste televisive, ora da sedute dal parrucchiere, mossi dalle protagoniste con disinvoltura e sensualità corporea.

Tra una scena e l’altra, l’attore Giampaolo Costantino, ripulisce la scena utilizzando una ramazza; serio e concentrato nel volto con l’intento di compiere un lavoro impeccabile; lo stesso Costantino mostrerà lo “STRASS 5”, custodia per cellulare tempestata di strass (anche questo con chiaro richiamo al più famoso profumo, CHANEL numero 5, alcune gocce del quale erano sufficienti a vestire le notte altrimenti ignude della sexy Marilyn Monroe).

Dodi, opinionista svampita, la bravissima Raffaella Esposito, Terry, sessuologa dei vip, la decisa, convincente, dalle battute taglienti a “doppi sensi”, Carmela Buffa Calleo, Lalla, sensitiva, dalla voce profonda alla “Patty Pravo”, sempre nel personaggio, Eliana Esposito e l’esilarante Baddi (che beddu!), in collegamento via Skype, consulente d’immagine di Angela Merkel interpretato dal noto attore fiorentino vincitore di parecchi premi per il cinema ed il teatro, dirigente della  “Lega Italiana Improvvisazione Teatrale”, Bruno Cortini.

Il ruolo della donna di oggi non è più quello classico di moglie e madre esemplare, collante essenziale per creare una solida base di una sana società.

La donna ha deviato il senso della famiglia e, volendosi emancipare all’eccesso (o al regresso?), si è arrogata indebitamente il diritto di affermazione attraverso l’aggressiva ed irrazionale  esaltazione delle proprie fattezze fisiche facendosi in tal modo un “autogol” incomprensibile.

Inoltre, ha in qualche modo educato il genere maschile a considerare bello l’effimero, l’innaturale: dei glutei sode e ben arrotondate a scapito di un paio di occhi profondi specchio di un’anima dignitosa, una quarta misura di reggiseno a scapito di una semplicità intellettiva e ad un’onestà di modi, una quaranta di taglia al posto di un bel modo di parlare, di una rarissima capacità di ascoltare non soltanto luoghi comuni (vedi le illuminanti opinioni di Dodi), ma anche concetti ben articolati e aventi un senso logico.

Da questo spettacolo – denuncia emerge pure una paura, potremmo dire anche “panico”, per le donne di cultura e di grande intelligenza: troppo complicate da conquistare, troppo libere per poterle controllare. Simbolico il “lancio del libro” acquistato da Dodi solo per il colore della copertina che fa “pendant” con i colori del bagno da parte di Terry e Lalla: il libro è l’acerrimo nemico delle “Fashion Victims”, è il veleno delle mistiche del gossip.

Triste ma vero, ahimè!

La donna “oggetto” è di moda come lo “STRASS 5” tanto agognato dalle tre amiche che, dopo una vorticosa corsa per conquistarlo a costo di macchiarsi di efferati crimini come far scoppiare il silicone a tutti i VIPS presenti ad una speciale festa, ben consigliate da Baddi (che beddu!), una volta raggiunta la meta ed intervistate da Lilli Gruber nella sua ben nota trasmissione “Otto e mezzo”, apprendono in diretta che quello stesso è ormai passato di moda lasciando il posto allo “STRASS 6”.

Il mondo dell’effimero, della tecnologia, del cambio vorticoso di situazioni e sentimenti.

Degni di nota per la genialità, l’ironia, la veridicità sono gli stacchetti pubblicitari mandati sullo schermo durante lo spettacolo collocate all’interno dell’intervista televisiva della Gruber: collaborano alla buona riuscita di questi i bravi attori Fiorenza Barbagallo, Giuseppe Calaciura, Gabriella Caltabiano, Giada Caponetti, Laura Giordani, Salvo musumeci, Mariarosa Sicali, Carmela Sanfilippo.

Spettacoli così dovrebbero essere rappresentati in tutte le scuole come monito, come sostegno e supporto alla cultura ormai ingiustamente, rovinosamente passata di moda e da evitare tenendosene lontani come di malattia ad altissimo rischio di contagio.

Si sa, la cultura non è pane, non è cibo eppure ha la grande capacità di sfamare quegli appetiti capaci poi di ridare dignità ad una società ormai profondata nel lordume più squallido del materialismo e dell’indifferenza.

 www.teatrodelcanovaccio.it

giuseppe@teatrodelcanovaccio.it

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*