Fimmini di Sicilia

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fimmini di sicilia 1Domenica 23 febbraio c.a. al Teatro Ravanusa di San Giovanni La Punta a Catania, successo per lo spettacolo – racconto di vite di donne siciliane scritto e diretto da Davide A. S. Gullotta. Otto donne della “Trinacria” si raccontano svelando le loro intimità in un palcoscenico, metafora di vita, alla scoperta di se stesse: Maria Patti, la moglie dell’emigrante, Lucia Mangano, Marianna Coffa Caruso, Franca Viola, Giovanna Bonanno, Nedda Grasso e Rosina Anselmi.

“Me matri è greca…anzi araba…me matri è catalana, romana, turca…me matri è francisi, inglisi, borbonica, taliana…me matri è…FIMMINA DI SICILIA”, recita all’inizio dello spettacolo lo stesso Gullotta. Si, perché le “femmine di Sicilia” sono diverse da tutte le altre donne. Con il termine “fimmina” s’intende sottolineare quella peculiarità tipica delle “grandi donne”, le donne di coraggio, quelle capaci di fare scelte originali ed impavide, capaci di muovere e smuovere l’equilibrio dell’universo stesso e di sconvolgere le leggi del periodo in cui esse vivono. Gli attori Orsola Gigliotti, Francesco Macaluso, Mary Fichera, Giusy Vinciguerra, Marisa Giannino e lo stesso regista-autore Davide Gullotta si alternano magistralmente in scena annunciati dal cantastorie Pietro Cami accarezzando la sua chitarra in un gioco incessante di vite vissute, di intimità confessate al pubblico in una sorta di dialogo “intimo” e liberatorio.     Il tecnico audio – luci è Luca Andrea Coco. Le giovani attrici Giusy Vinciguerra e Mary Fichera, presenti in ognuno delle parti narrate nel primo e nel secondo atto, hanno dato esempio di adeguatezza e di intensità interpretativa cambiando abiti e personaggi in un modo vorticoso ma sempre composto e pronto. Molto toccante e degno di nota, a parer nostro, il dialogo tra le due nei panni di Lucia Mangano e Maria Lanza, orsoline entrambe. L’attore Francesco Macaluso passa dall’interpretazione di Mario Rapisardi, dalla cui madre, Maria Patti (l’attrice Orsola Gigliotti) si sente oppresso, a Giuseppe D’Ancona, a Francesco cliente della maitresse Nedda Grasso con molta disinvoltura e prontezza di spirito. L’attrice Marisa Giannino è una convincente e vincente Rosina Anselmi, attrice pacata e quasi materna nel suo dialogo con la giovane Franca, aspirante attrice, ben interpretata dalla frizzante Giusy Vinciguerra. Racconta, con chiarezza e spontaneità, degli esordi teatrali della ben nota Rosina, della comparsa nella sua vita di Angelo Musco, dell’esordio artistico del grande Turi Ferro. Bella e toccante la propria consapevolezza di non potersi arricchire facendo teatro in quei tempi, che l’amore per esso va ben oltre il vile denaro completando con la metafora del “passaggio del testimone” alla giovane Franca. Tra loro nasce spontaneo un commovente abbraccio sottolineato dall’applauso fragoroso del numeroso pubblico in sala. Una “mise en scène” essenziale e per questo unica, originale, toccante ed a tratti ironica. E’ molto bello uscire dal teatro con la consapevolezza d’aver imparato molte cose. Il teatro è cultura e “Fimmini di Sicilia” ne è l’esempio più evidente.Le vere emozioni si perpetuano nel tempo come la passionalità di una Terra dove la donna è FIMMINA!

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