L’economia cinese rallenta

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I dati sull’economia cinese mostrano un rallentamento: i tassi  di crescita a due cifre del passato sono solo un ricordo. La crescita economica per questo anno è prevista  intorno al 7,4, il valore più basso negli ultimi 24 anni. L’indice manifatturiero in Cina è sceso al suo livello più basso in sette mesi, dando ulteriori segni di rallentamento dell’economia. L’indice Pmi (Purchasing Manager’s Index)  per febbraio è di 48,3, ancora in discesa rispetto alle cifre di gennaio del 49,5.

Tuttavia, adispetto alle previsioni e delle analisi, la bilancia commerciale cinese ha registrato in gennaio un surplus di 31,9 miliardi di dollari, molto superiore sia ai 25,6 miliardi di dicembre 2013 che ai 23,7 miliardi delle stime. L’export è balzato del 10,6% annuo in gennaio (rispetto a un’attesa pari al 2%); in aumento anche le importazioni (+10%), dato più sostanzioso dallo scorso luglio. Il valore delle importazioni è cresciuto a un ritmo che non si vedeva da luglio. Le importazioni di petrolio greggio, minerali di ferro e rame hanno tutti raggiunto livelli record, secondo i dati doganali. Tutto ciò ha sorpreso  i mercati e ridotto i timori di un rallentamento della seconda economia mondiale, segnalato da tutti gli indicatori pubblicati di recente. Gli analisti esprimono tuttavia cautela, evidenziando come i numeri potrebbero essere gonfiati da una serie di transazioni fittizie, realizzate per far rientrare soldi nel Paese aggirando i controlli sui capitali. In particolare si parla di import-export gonfiato con Hong Kong per far balzare i numeri.

Le  autorità fanno notare che l’inizio della anno lunare, che in alcuni anni cade a gennaio e in altri in febbraio è la vera variabile positiva. In occasione del Capodanno aumentano le spese interne, la produzione industriale arriva a compensare la richiesta, e si moltiplicano gli spostamenti interni di beni e persone.

Il rallentamento preoccupa seriamente Pechino.Il governo di Xi Jinping  sta tentando di tenere la crescita economica superiore al 7%, ma deve fare i conti con i problemi della sovrapproduzione, dell’inquinamento e coi rischi di una bolla finanziaria dovuta a un aumento del debito delle province cinesi. Inoltre si avvertono rischiper il sistema finanziario per l’eccesso di crediti. 

In conseguenza, lo yuan rimane sotto pressione per ulteriori apprezzamenti. C’è chi parla del superamento della barriera del 6,0 – fino a 5,98 yuan per dollaro – entro il 2014.

Vi sono quindi timori  circa un rallentamento dell’economia cinese e di conseguenza di quella mondiale, oramai molto interconnessa all’Asia.  Un effetto molto importante è stato che i capitali tendono a tornare in Occidente e di questo beneficiamo noi italiani con la diminuzione sostanziale del tassi di interessi sui titoli pubblici: il famoso spread di cui tutti parlano. 

Tutta l’impalcatura politica della Cina si basa su uno sviluppo ininterrotto che dure da 30 anni. Tutti gli osservatori concordano sul fatto che una crsi di un tale prodigioso sviluppo, il piu grande e costante mai registrato  nel corso della storia, porterebbe anche a una crisi politica con esiti imprevedibili  sulla Cina e sul mondo.

 

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