Foemina ridens di Giuseppe Fava

Print Friendly, PDF & Email

foemina ridens 2

Fragorosi applausi al Teatro Angelo Musco di Catania, per “Foemina ridens” di Giuseppe Fava Regia di Giovanni Anfuso. Secondo Mario Giusti «il teatro di Pippo Fava è un lungo ininterrotto discorso sull’uomo, anzi sulla dignità dell’uomo e in “Foemina Ridens” ad essere indagata è la dignità nel rapporto tra uomo e donna». 

Due corpi in scena e mille personaggi introdotti da tre bravi attori della scuola del Teatro Stabile di Catania, una scena essenziale. Adamo ed Eva visti dall’occhio attento, a tratti crudo e veritiero del giornalista e fondatore della testata giornalistica “I Siciliani”, Giuseppe Fava ucciso  il 5 gennaio del 1984 da Cosa Nostra proprio a pochi passi dalla sala Verga, sulla via che da allora porta il suo nome.  

Le scene dello spettacolo sono di Giovanna Giorgianni, i costumi di Riccardo Cappello,
le musiche originali di Mario Incudine, movimenti di scena Donatella Capraro,
luci Franco Buzzanca.

“Foemina ridens” è la storia dell’uomo, maschio e femmina, prostituta e ladro; lei tragicamente prigioniera del suo stesso essere e lui continuamente mutevole, buffone.
Guia Jelo e Miko Magistro, sono Pupa ed Orlando, la coppia che s’insegue, che litiga, che si appassiona e che, fondamentalmente si conosce male oppure non si conosce affatto. Pupa vive il dramma del figlio Michele rinchiuso in un ricovero. Lo rivedrà a diciotto anni circa morto ammazzato per mettere a tacere le sue spinte sociali ribelli. La polizia non le permetterà di asciugare con l’aceto il sangue del volto straziato del figlio.

La bravissima Guia Jelo è intensa, istrionica, convincente, appassionata. Passa dal drammatico al comico con una naturalezza disarmate, commuove, esalta, spinge alla riflessione spogliandosi del suo essere “femmina” in una sequenza di vita non temporale ma comprensibile: da ragazzina a vecchia, da sensuale donna che elemosina sesso a madre addolorata e stanca.

L’istrionico ed ironico Miko Magistro è completamente padrone del palcoscenico, buffone e giullare di corte, uomo “circense” un po’ goffo, innamorato a suo modo di Pupa che si accontenterebbe pure di una sigaretta per dimenticare che lei fa la prostituta. L’attore possiede naturale mimica espressiva e tanta dignità scenica.

Dialoghi irriverenti dove al centro di tutto si erige “imperante” il sesso: il sesso che colma vuoti dell’anima abissali dove l’uomo è eroe e carnefice di se stesso. Un testo difficile, articolato, crudele, coraggioso, pieno di simbolismi, ricco di grandi verità manifeste e non manifeste a tratti poetico dove l’essere umano prende in giro se stesso. E non sempre ne esce vittorioso.
Foto: etnaweb.it

foemina ridens

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*