SE’ NUMMARI al Teatro Musco di Catania

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Sè nummari 3

“A vita è na tummula”, “la vita è una tombola”, non sai se escono tutti i tuoi numeri o non ne esce neppure uno. E’ un enigma la vita. “Sé nummari” (sei numeri) è un testo impegnativo di Salvatore Rizzo, rappresentato dal 3 all’8 maggio con grande successo al Teatro Musco di Catania.

Due personaggi in scena in atto unico, brividi di intensa emozione in platea, un silenzio quasi raccapricciante: un pubblico rapito segue attentissimo ogni singola parola degli attori in scena.

Orazio ed Anna, rispettivamente gli attori Filippo Luna e Valeria Contadino, appaiono tra lenzuola bianche sospese, come due fantasmi in  movimento raccontando gli esordi della loro storia che sfocerà in matrimonio.

Vincenzo Pirrotta firma la regia, le scene ed i costumi con lo stile proprio che lo contraddistingue: la potenza recitativa, la forza recitativa dei movimenti. Le musiche sono affidate a Giacomo Cuticchio, le luci sono di Franco Buzzanca.

Il rapporto sereno della coppia viene improvvisamente scosso nell’apprendere che il figlio soffre di tetraplegia spastica. Tra ospedali, visite, terapie, la coppia affronta la quotidianità creando distanze tra moglie e marito. Un calvario che non vede alternative se non quelle di affrontare la vita come “una tummula” appunto.

 

Perché accade tutto questo ad Anna ed Orazio? Perché il destino si accanisce così tanto nei confronti della coppia?

L’eccellente ed istrionico attore Filippo Luna, tra ritmi incessanti recitativi sempre credibili, di altissima intensità e livello recitativi sfodera, attraverso una timbrica vocale particolarmente incisiva, tutta quella rabbia che ha in petto quasi a volerla rendere nostra. Forte ed intenso il momento quando Luna mima un rapporto sessuale al pavimento cercando di convincere la moglie che non è buono avere solo un figlio e che averne più comporterebbe la salvifica partizione dell’amore tra di loro. E’ forse questa la soluzione? E poi Dio sbaglierà pure Lui qualcosa, o no?

La madre è madre, il padre è un’altra cosa. Dal grembo della madre nasce un figlio: è la donna che gli da la vita donandogli pienamente la propria. La stessa parola “mamma” che Anna brama sentir pronunciare al figlio per ben diciotto lunghissimi anni, assume una connotazione quasi sacra, una parola capace di generare il miracolo della consapevolezza.

Anna è interpretata con grande padronanza e dignità scenica dall’attrice Valeria Contadino.

Valeria non c’è più in scena, lei è Anna, la sua anima è di Anna; lei è madre, lei è disperazione, pianto, sgomento, dolore, abbandono ed anche rabbia quando vede gli sguardi pietosi di circostanza della gente alla vista del figlio malato. Valeria Contadino è impeccabile, credibile, intensa, emozionante: una freccia che attraversa i cuori e ammutolisce le labbra.

“Du cani semu, un cani iù una cana tu”, dirà Orazio rassegnato infine: “due cani siamo, un cane io ed una cagna tu”, con l’istinto primordiale animalesco che non  fa ragionare al momento dell’azione.

Una pièce piena di pathos, ben congeniata da una musica che lo sottolinea egregiamente. Una regia impeccabile che segue i canoni del “cuntu” dialettale caratterizzato dalla ripetizione delle parole, dalla loro dilatazione e dalla gestualità enfatica e sferzante.

Lunghi applausi finali meritatissimi hanno sottolineato la qualità altissima di un testo e della sua messa in scena che convince, avvince e induce alla consapevolezza dell’incolmabile “mal di vivere” da parte dell’essere umano.

Sè nummari 2

Sè nummari

Testo di Salvatore Rizzo, regia, scene e costumi di Vincenzo Pirrotta.

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