Elena Ceste e le ipotesi su una vita interrotta

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elena-ceste1Durante l’inverno molte piante non sopravviverebbero al freddo senza teli di protezione, nonostante siano nelle serre.
Elena Ceste nonostante la sua casa, come una serra, non è riuscita a sopravvivere. Un fiore strappato alla vita in una mattina nebbiosa di gennaio di nove mesi fa.
E uno di quei teli che proteggono le piante dalla morte non ha potuto proteggere il suo corpo. Qualcuno l’ha gettata in un canale, a poche centinaia di metri dalla sua casa di Costigliole. Il corpo è stato scoperto in quel piccolo corso d’acqua, in località Chiappa in provincia di Asti, il 18 ottobre scorso. E’ questo probabilmente uno dei punti nodali della drammatica vicenda di cronaca nera che sta tenendo in sospeso tutta l’Italia, uno dei punti a cui gli inquirenti stanno lavorando per scoprire la verità.
Assieme al suo povero corpo, sfaldato dall’acqua e dal tempo, è stato ritrovato un brandello di un telo protettivo, di quelli usati nelle serre.
Difficile credere, se il telo è arrivato sul luogo insieme al corpo della donna, che si sia trattato di suicidio. A cosa sarebbe servito? E’ probabile che sia stato il povero sudario del corpo di Elena, e quel qualcuno che l’ha portata sino a quel canale lo abbia usato per trasportare il suo corpo.
Per dovere di cronaca c’è da dire che una testimone ha detto che il marito, Michele Buoninconti, quella mattina è entrato a cercarla nelle serre che costeggiano la strada vicino alla villetta della famiglia. E’ entrato in una serra. Per cercare Elena.
Nelle serre si usano i teli di protezione, Elena non è stata protetta, e non ha saputo proteggersi forse.
Ma se invece Elena, provata dalla sua depressione e in preda allo sconforto, si fosse tolta la vita in casa? E se il marito l’avesse trovata appena tornato a casa, e in un momento di lucida follia abbia deciso di abbandonare il suo corpo senza vita fuori dalla casa di famiglia? Per i quattro bambini, figli della coppia, sarebbe stato un colpo troppo duro, e lui, nonostante tutto, voleva proteggerli.
Non dimentichiamo che sono passati solo 9 minuti dal momento in cui Michele, dopo essere entrato in casa, chiama allarmato la vicina per chiederle notizie di Elena, dopo non averla trovata in casa.
“Ho sentito un silenzio tombale, io mia moglie la sentivo anche se non parlava in casa,”, racconta. Nove minuti sono pochi per litigare, uccidere, e decidere di inscenare una scomparsa. Mentre Elena, rimasta sola con le sue angosce, potrebbe aver avuto tutto il tempo di decidere di porre fine alla sua esistenza di donna infelice. E per un uomo come Michele, il suicidio sarebbe stato un evento ancora più drammatico di una scomparsa improvvisa, un evento inconcepibile e inaccettabile, culturalmente e emotivamente.
Ma, anche se la legge deve trovare una verità, ce n’è una certa e dolorosa, in ogni ipotesi. Elena è stata vittima di una solitudine, di una angoscia, di una omertà e di un disagio che porta alla morte, e come sia arrivata a quel canale non cambia la realtà di un’anima spezzata.

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