Il Padua Ragusa perde anche la quinta

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marco_marlin_placcaCome fare a spiegare una partita che si poteva vincere, che a un certo punto dell’incontro sembrava già vinta e che invece alla fine si è persa e anche in malo modo? Forse l’unico modo è quello di raccontarla dall’inizio alla fine, per lasciare le conclusioni a ciascun lettore.

Partiamo allora dal fischio del signor Salierno della sezione di Napoli e dai primi punti segnati dal Padua grazie a un calcio di punizione da capitan Iacono al secondo minuto di gioco. Tutto sembra andare per il verso giusto: il Padua tiene il campo, gioca bene, lo Svicat latita. Solo le touche non vanno. Una, due, tre, quattro, bisogna aspettare la quinta perché i ragusani ne vincano una. Nel frattempo però un fallo in mischia e poi un errore difensivo permettono a Gert Peens e a Fabio Pagliara di portare il punteggio sul 3 a 10.

I biancazzurri non si perdono d’animo e continuano a fare il loro gioco, a volte arioso, altre volte più incentrato sul pacchetto avanzato. Sì perché, a differenza di altre partite, questa volta la mischia iblea tiene e ribatte colpo su colpo.

Ma sono ancora gli ospiti ad allungare. Un placcaggio alto consente al piede di Peens di trovare i pali nonostante la distanza (quasi 50 metri). 3 a 13.

Lo avevamo detto in sede di presentazione, il Padua di queste settimane è pacifico, nel senso dell’oceano: sembra tranquillo ma è irruento. E la sua irruenza la manifesta al 26° quando Peppe Modica batte veloce una punizione sui 5 metri avversari, scarica l’ovale a Michele Campanella che, in un lampo, si tuffa in mezzo alla difesa tuttaverde e riesce a schiacciare in meta. Peppe Iacono non sbaglia la trasformazione. 10 a 13.

Allo Svicat iniziano a tremare le gambe. E la partita si fa nervosa.

Un pugno verde in una ruck non viene visto dall’arbitro, e ci può stare dato che il signor Salierno era sull’altro lato, ma non viene visto nemmeno dal guardalinee, che invece era a pochi metri e non poteva non vedere. E poi dicono che i guardalinee locali favoriscono la squadra di casa… Il Padua mai.

Da un giallo a favore, ecco che invece ne arriva una a sfavore. Altra ruck e questa volta il signor Salierno vede una ginocchiata data da Cristian Iacono a un avversario.

A volte la rabbia riesce a far fare cose che altrimenti sarebbero impossibili. È quello che accade nei 10 minuti successivi: il Padua si fionda in attacco e chiude gli avversari nei propri 22. Al 32° il placcatore non lascia il placcato e Peppe Iacono impatta. 13 a 13 e partita che sembra saldamente in mano ai biancazzurri.

Quest’anno però non sembra destino e quando non ce la fanno gli avversari ci si mettono gli arbitri o i guardalinee. Siamo al 39°; il gioco si svolge nei 22 salentini; Danilo Santillo si ritrova un ovale tra le mani e lo scarica a Luigi Maci ma il passaggio è palesemente in avanti, solo che né il signor Salierno né il solito guardalinee se ne avvedono. A quel punto, con la difesa iblea mal piazzata perché il Padua stava attaccando, per Maci è uno scherzo percorrere tutto il campo e andare a tuffarsi al centro dei pali. Peens, manco a dirlo, trasforma. 13 a 20.

I ragusani accusano il colpo, ma il duplice fischio dell’arbitro annulla gli effetti negativi di una meta che non doveva essere convalidata.

Alla ripresa il Padua c’è ma al 43° un errore al piede di Giuseppe Modica consente a Giuseppe Cuscito di andare a marcare la terza meta per la squadra ospite. Con i due punti di Peens fanno 13 a 27.

I due coach iblei, Peppe Gurrieri e Guido Farinelli, decidono allora di mettere forze fresche in campo. Escono Michele Campanella, Paride Vona e Giuseppe Modica, entrano Paolo Bellio, Giuseppe Garozzo ed Enoc Valenti, mentre poco dopo Giuseppe Di Mauro lascia il posto a Eugenio Lo Presti.

Nonostante siano 14 punti sotto, i ragusani continuano a giocare bene, pur continuando a perdere molte delle loro touche. E assediano i 22 leccesi.

In diversi momenti potrebbero accorciare ma vuoi per un’imprecisione, vuoi perché i tuttiverdi commettono falli su falli (e qui ci sarebbe stato bisogno di qualche giallo, e anche una meta tecnica non sarebbe stata fuori luogo), il Padua non buca. In realtà, a un certo momento, il giallo il signor Salierno lo sventola pure, a farne le spese è Federico Pagliara, ma è proprio da quel momento che i paduini perdono la bussola e non riescono più a trovare il bandolo della matassa.

Sale in cattedra la mischia salentina, anche perché qualche minuto prima Paolo Bellio è costretto a uscire per un infortunio, e la partita non ha più storia. Da segnalare c’è soltanto la quarta marcatura ospite, con tutto il pack che al 65° entra in area di meta iblea, e trasformata ancora una volta da Peens, che porta il risultato finale sul 13 a 34 e dà i cinque punti allo Svicat.

Da lì al triplice fischio finale annotiamo solo una lunga serie di sostituzioni che nulla aggiungono e nulla tolgono all’incontro.

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