L’importanza di chiamarsi Ernesto

Print Friendly, PDF & Email

ernesto3

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO di Oscar Wilde

al Teatro Verga di Catania dal 3 al 15 febbraio

ernesto4

 

“The Importance of Being Earnest” debutto’ al St. James’s Theatre di Londra il 14 febbraio 1895 ed esattamente 120 anni nello stesso periodo, viene riproposta al Teatro Verga di Catania dopo aver fatto registrare al Teatro Stabile di Calabria, in sinergia con il Teatro Quirino, grande successo di pubblico e di critica in ogni parte d’Italia.

Geppy Gleijeses è regista ed interprete principale dello spettacolo record “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, ultimo lavoro teatrale di Oscar Wilde, commedia che gioca sull’aggettivo “earnest” – serio, affidabile o onesto – e sul nome proprio “Ernest”, entrambi con la stessa pronuncia. Tutto il contenuto, dai toni elegantemente ironici, è una critica sottile e pungente della nobilta’ fintamente morale dell’epoca.

Gli estrosi e variopinti costumi d’epoca sono di Adele Bargilli, le musiche appropriate di Matteo D’Amico, le luci di Luigi Ascione. L’efficace traduzione del non facile testo di Wilde è di Masolino D’Amico.

Il dandy per eccellenza, l’ideatore più pungente di famosissimi aforismi e citazioni su costumi e mal-costumi di un’epoca, Oscar Wilde, in questa commedia ci regala il meglio di se attraverso il peggio dei suoi personaggi, ci serve il suo estro in un piatto finemente decorato e contornato da risate, spunti di riflessione e innumerevoli bugie dette e aggiustate che infine si rivelano disarmanti realta’. Perché è importante chiamarsi “Ernest”, dunque? Perché il nome e l’aggettivo si fondono per diventare sinonimo di “marito perfetto”, “uomo affidabile”, uomo probo, onesto, retto, che non sa e non puo’ tradire la propria donna. Tra dialoghi deliziosi di un raffinato e tagliente umorismo inglese, gli interpreti entrano in sinergia perfetta con i rispettivi personaggi, interpreti che rivelano un elevatissimo ed evidentissimo affiatamento scenico.

Il bravo ed istrionico Orazio Stracuzzi è l’entusiasta maggiordomo Merriman e lo “zampettante” cameriere Lane. Il reverendo Chasuble è il bravo attore Luciano D’Amico. La giovane Cecily Cardew, pupilla di Jack, è l’adeguata attrice Giordana Morandini. La governante di Jack ed educatrice di Cecily, Miss Prism, è ben interpretata in scena dalla simpatica e preparata Renata Zamengo. Encomiabile performance quella dell’attrice Marianella Bargilli in un ruolo maschile, uno dei due Ernesto e cioè quello di Algernon Moncrieff – Algy. Ottimi i movimenti e la mimica facciale che a tratti diventa un po’ eccessiva nel sottolineare gli slanci del personaggio.

L’istrionica, elegante, raffinata, sempre ampiamente all’altezza del personaggio da interpretare, l’attrice Valeria Contadino che, in questo lavoro, è Gwendolen Fairfax, cugina di Algy e figlia di Lady Backnell, innamorata più del nome “Ernest” che del suo maturo spasimante Jack. Ottima la dizione di Valeria Contadino, le parole da lei proferite arrivano ai numerosissimi astanti in modo chiaro e scandito.

Il regista e protagonista è il misurato, ironico, pacato, mai esasperato attore Geppy Gleijeses che in scena è Jack Worthing, ignaro fratello di Algy che infine scoprira’ chiamarsi come il padre, Ernest appunto.

Ed infine, volutamente ultima ma solo perché ci ha convinti, emozionati, divertiti, fatto sorridere con i sui movimenti e la mimica convulsi e la sua parlata decisa, a tratti presuntuosa come “noblesse oblige” è la brillante e bravissima attrice Lucia Poli, Lady Bracknell, zia Augusta per Algy e Jack. In questo personaggio Oscar Wilde si identifica come fu in Basil, il pittore nel celeberrimo romanzo “Il ritratto di Dorian Gray”. Nel personaggio della zia Augusta ritroviamo il concentrato di vizi e virtù della nobilta’ del tempo, tanto presa di mira e beffeggiata dallo stesso Wilde.

In fondo ad ogni uomo è nascosto un “earnest”. In taluni viene fuori trionfante, in altri rimane sopito, rapito dalla dissolutezza, dall’infedelta’, sottomesso alle passioni più sfrenate dettate dal trasporto dei tempi.

La storia ci insegna che gli anni passano e quasi nulla cambia e che spesse volte la realta’ supera di gran lunga la fantasia.

 ernesto

ernesto1

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*