Giuseppe Raciti, attore per timidezza

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L’attore teatrale innamorato del teatro, Giuseppe Raciti, nasce a Catania trent’anni fa e comincia a fare teatro all’eta’ di diciotto anni quando frequenta ancora il liceo. Ha cominciato a fare teatro in lingua francese per due motivi, il primo perché voleva perfezionare una lingua, il secondo perché volevo combattere la sua innata timidezza

Lo abbiamo incontrato al centro della splendida citta’ di Catania durante una giornata uggiosa e fredda. Giuseppe indossa il suo consueto sorriso sereno e pacioso che mette a proprio agio chiunque interloquisce con lui.

Risponde alle nostre domande parlando di se sia in terza persona come per distaccare l’uomo dall’attore sia in prima persona, quando l’uomo prevale sull’attore.

Chi è Giuseppe Raciti?

Giuseppe Raciti è un uomo che cerca di mettere da parte il suo orgoglio e dà priorità all’umiltà. E’ un uomo che cerca di esorcizzare la realtà regalando alla gente, fin dove ci riesce, piccoli attimi di spensieratezza e perché no, anche qualche risata. Giuseppe, però è anche un uomo dalla testa dura e quando vuole ottenere una cosa cerca di trovare tutti i mezzi possibili per raggiungere lo scopo. Non è perfetto, anche lui ha tanti difetti che non sto qui ad elencare, non basterebbe una sola intervista.

Quali sono i sogni di Giuseppe Raciti?

I sogni di Giuseppe sono tanti, per ora però sta cercando di costruire una base per poter realizzare alcuni di questi di cui preferisce non parlare, quasi per scaramanzia. Saranno poi i fatti a parlare.

Cos’è il teatro per te?

Quando ho iniziato a fare teatro desideravo con esso curare la timidezza, adesso è un gioco, una sfida a me stesso. Mi piace sperimentare diversi generi anche se ancora, data la mia giovane età, ho molto da scoprire. Sono del parere che chi fa teatro non finisce mai di imparare cose nuove, chi fa teatro è uno studente a vita.

Quale personaggio interpretato ti è rimasto nel cuore e quale quello molto lontano da te?

La gente spesso mi ricorda per il personaggio di Esposito, il presunto figlio di un barone nella commedia “ I casi sono due” di Armando Curcio, ma il personaggio che sicuramente mi ha fatto maturare tanto artisticamente è quello di Tinu nella tragicommedia “Ciatu” di Ernesto Calcagno. In quell’occasione mi sono dovuto confrontare veramente con me stesso, con la mia anima. E’ stato come guardarsi allo specchio. Ancora oggi sono convinto che in una vita precedente, semmai ce ne fosse stata una, io ero come lui, un uomo che per un tragico evento è rimasto “svuotato” dentro di sé ma che ancora conserva la purezza di un bambino. Se ho scoperto questa parte di me, devo dire grazie a Pippo Vinciguerra. Non ci sono personaggi che sono molto lontani da me. Ognuno di quelli che ho interpretato mi hanno permesso di affrontare situazioni diverse tra di loro e a confrontarmi con “mondi” diversi da quelli che avevo conosciuto precedentemente

Il tuo mito teatrale e perché.

Bella domanda. Quando mi si presenta davanti un nuovo personaggio da interpretare non mi ispiro mai ad un solo artista. Prendo spunto sempre da tanti artisti famosi e meno famosi. Sono cresciuto, anche per via degli studi (soprattutto quelli universitari) che ho fatto, guardando grandi artisti del calibro di Renato Rascel, Walter Chiari, Paolo Panelli, Gigi Proietti, Enrico Montesano, Roberto Benigni e potrei continuare all’infinito. Una persona con cui ho avuto modo di recitare mi ha molto simpaticamente dato il soprannome di Piccolo Woody, evidentemente ha visto qualcosa in me del grande regista e attore inglese autore di capolavori come Manatthan, Io ed Annie e Match Point.

Pensi sia giusto che le istituzioni penalizzino teatro e cultura? Come intenderesti portare la gente a teatro in questo particolare momento storico?

Sarei uno sciocco se pensassi che è giusto penalizzare la cultura in un Paese che ha dato i natali ad artisti del calibro di Leonardo Da Vinci, Gioacchino Rossini o anche Leonardo Sciascia. La Cultura come anche il Turismo dovrebbe essere uno dei motori trainanti di un Paese come il nostro e le istituzioni, secondo me, dovrebbero fare in mod, attraverso anche i mezzi messi a loro disposizione, che tutto ciò sia possibile e renderla alla portata di tutti. Ci sono due cose che farei fondamentalmente per portare la gente in teatro. La prima è lo svecchiamento del teatro, attenzione, con questo non voglio dire che tutto ciò che è vecchio deve essere buttato anzi, dal passato bisogna sempre prendere spunto per costruire nuovi progetti e nuove idee. La seconda cosa che farei è l’abbassamento dei costi. Oggi la gente non può spendere cifre esorbitanti per andare a vedere uno spettacolo, ha bisogno di staccare un po’ la spina e lasciarsi alle spalle per qualche ora i problemi della vita quotidiana e questo deve esserle consentito. Perché non prendere spunto ad esempio dai cinema che una volta la settimana applicano i prezzi ridotti per consentire a tutti di andare a vedere il film con l’ attore preferito oppure come è stato fatto anche per i musei dove, non dico gratuitamente, ma anche in quel caso il primo fine settimana del mese è possibile visitarli ad un prezzo ridotto? Sarebbe un buon punto di inizio e magari se alla gente piace quel tipo di spettacolo, le consenti di mettere da parte dei soldi per andare di nuovo in teatro il mese successivo.

Fatti una domanda e dai la tua risposta.

Riuscirò a fare ridere la gente questo fine settimana al Teatro “Sipario Blu” di Catania interpretando il ruolo del Cancelliere “Babbasunazzu” de “I Civitoti in Pretura”?

Non lo so. Io ci provo e se ci riesco, tanto di guadagnato, se non ci riesco pazienza, la prossima volta andrà meglio, sicuramente meglio.

giuseppe raciti

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