I conflitti del Medio Oriente

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Riesce difficile seguire l’andamento delle vicende del Medio Oriente i cui sviluppi spesso paiono anche agli esperti imprevedibili. Il punto essenziale è che non esiste un solo conflitto intorno a cui si raccolgono gli attori politici ma vi sono un gran numero di conflitti che si intersecano creando un calendoscopio di situazioni in cui non è facile orientarsi.
Cerchiamo qui di schematizzare i conflitti principali che comunque ne nascondono altri.
Il conflitto più appariscente è fra integralisti e moderati (laici). I primi intendono tornare alla integrità del corano mentre i secondi vogliono accordare la prassi religiosa alla vita moderna (laici non è però sinonimo di atei come invece spesso capita in occidente).
Una tale distinzione non coincide, come spesso si crede, con quella fra filo occidentali e anti occidentali. Infatti i paesi in cui effettivamente la sharia’ah e l’integralismo sono veramente impiantati sono i paesi della penisola arabica, soprattutto Arabia Saudita che sin dalla sua origine è fedele e sicura alleata degli USA. Invece regimi laici (detti comunemente nazionalisti) che si insediarono alla fine della colonizzazione erano quasi tutti più o meno nemici dell’occidente e guardavano al Mosca (Siria, Iraq, Egitto di Nasser, Algeria).
In realtà poi gli integralisti religiosi non costituiscono affatto un movimento unitario. I più radicali sono quelli che si ispirano al Wahabismo che è la dottrina propria dell’Arabia saudita Di questo però solo un parte sono anche anti occidentali seguendo l’esempio di bin Laden (che prima aveva anche finanziamenti USA ) e che noi chiamiamo impropriamente jihadisti.
Altri movimenti, come il partito di Erdogan in Turchia, hanno una ispirazione religiosa ma comunque sono moderati e accettano, anche se in certi limiti, anche le regole democratiche. I Fratelli Mussulmani dell’Egitto con il tempo erano divenuti sempre piu moderati allineandosi su posizioni simili a quelle turche: i sauditi appoggiano in Egitto al Sissi che li ha estromessi dal potere per quanto la cosa possa sembra strana. Avere quindi una ispirazione religiosa non significa di per sé essere integralisti, jihadisti o fanatici: questa è un fatto che spesso non viene adeguatamente valutato in Occidente. Bisogna poi considerare che esistono minoranze religiosa cristiane anche di altre gruppi (yazidi, drusi) che si identificano con le rispettive chiese, mostrano un notevole fervore religioso ma sono a favore della laicità che permette loro di non essere discriminati, di uscire dalla condzione di dimmy (tollerati) nella quale li ricacciava la sharia.

La linea di conflitto forse più forte che noi occidentali spesso sottovalutiamo è quella fra sunniti e sciiti. Gli sciiti costituiscono la quasi totalità degli iraniani ma sono in minoranza negli altri pesi del M.O. asiatico e sono assenti nell’Africa e nell’Asia non Medio Orientale. Tutti gli sciiti quindi guardano all‘Iran come al loro naturale punto di riferimento Lo scia era laico e filooccidentale: con la rivoluzione di Khomeini invece l’Iran divenne lo stato più integralista e anti-americano. Con il tempo però questi caratteri si sono andati attenuando. Soprattutto l’integralismo sciita si è scontrato con quello ancora più radicale dei wahabiti sunniti che vedono negli sciiti dei pericolosi eretici da combattere e sterminare.
A questi conflitti ideologici si aggiungono contrasti etnici politici. Da 40 anni si combatte un conflitto accanito fra Turchia e Curdi che aspirano a un loro stato autonomo e pertanto entrano in contrasto anche gli arabi di Iraq.
Tutti questi conflitti si sono intersecati in Siria e Iraq creando un quadro eccezionalmente favorevole alla formazione dello Stato islamico (impropriamente conosciuto come ISIS).
In Siria fino al 2011 il governo era retto da una forte dittatura degli Assad che appartenevano a una minoranza, gli alawita, un gruppo diverso ma assimilabile agli sciiti e con un fortissimo carattere di laicità. Quando sull’onda delle primavere arabe scoppiarono dimostrazioni per una svolta democratica essa si diffuse ovvamente soprattutto fra i sunniti che costituivano la maggioranza della popolazione (esercito libero di Siria) ma questi furono travolti dall’eserctio siriano domianto dagli alawuit. Divenne quindi uno contro fra sunniti e alawiti: a favore quindi dei sunniti vennero i sunniti sauditi, i movimenti estremisti ispirati al wahabiti nemici dei sciiti (alawiti). A difesa del regime degli alawiti si sono posti l’Iran e gli sciiiti dei Libano (Hezbollah). I cristiani cercano di mantenersi come possono estranei a questi conflitti ma avevano trovato una protezione nel laicismo degli Assad.
In Iraq, fino all’invasione americana, i sunniti laici di Saddam Hussein dominavano sugli sciiti piu inclini ad estremismo religioso e sui curdi pure essi sunniti e laici ma in lotta per la loro indipendenza. L’invasione americana ha di fatto, ma non di diritto, reso indipendenti i curdi e acceso una ormai decennale guerra civile fra sunniti e sciiti: poiché gli sciiti sono in numero maggiore hanno praticamente in mano il governo del paese e si scontrano con una forte, insuperabile, resistenza sunnita che in parte è laica (come ai tempi di Saddam) e in parte a carattere integralista.
Quando gli integralisti della Siria hanno passato il confine hanno conquistato senza sforzo una buona parte dell’Iraq sunniti perche i soldati del posto sunniti non si sono sentiti di combattere contro alri sunniti a favore del governo sciita. L’unico ostacolo l’ISIS lo hanno trovato nei Curdi, pure essi sunniti ma orientati in senso laico e soprattutto di etnia non araba. I Turchi che incombono immoti sui campi di battaglia sono sunniti, di ispirazione religiosa ma moderata, temono la indipendenza curda. Non appoggiano l’ISIS ma comunque nemmeno i loro avversari che sono suoi nemici. Nel conflitto sono intervenuti gli americani con attacchi aerei insieme agli emirati che pure essendo sunniti e wahabita sono tuttavia alleati dell’America e non possono tollerare gli eccessi deIl’ ISIL

Un quadro oltremodo complesso quindi, in cui ciascun intervento contro l’ISIS teme di aiutare i propri nemici.

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