Iran: i negoziati di Losanna

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Dal punto di vista tecnico della prospettiva del nucleare iraniano è difficile valutare le conseguenze dei negoziati di Losanna. Noi, naturalmente, non siamo in grado di dare un giudizio tecnico, ma crediamo che anche per gli esperti i risultati siano molto dubbi. Bisognerà vedere poi come andranno nella realtà le cose: in fondo non è nemmeno un accordo quello di Losanna ma solo la prospettiva di un accordo che si dovrà trovare in seguito, a giugno, si dice.
Tutti i politici occidentali, naturalmente, danno una interpretazione in chiave propagandistica, chi affermando, come Obama, che l’accordo nei fatti chiude la prospettiva che l’Iran si doti effettivamente della bomba atomica e chi, come Netanyahu, invece parla di errore storico che permetterà all’Iran di dotarsi dell’ atomica con la quale potrà colpire Israele.
In una prospettiva storica ci pare che l’isolamento in cui si trova l’Iran dal lontano 1979, dall’occupazione dell’ambasciata americana a Teheran, non poteva ancora essere protratto. L’Iran ritorna, o almeno ha la prospettiva di tornare, nella comunità internazionale a pieno titolo ad occupare il posto che le spetta nel consesso internazionale. L’Iran è una nazione di quasi 80 milioni di abitanti, ricchissima di petrolio, erede di una antichissima civiltà, forse la più alta che ha espresso l‘islam come mostrano gli splendidi monumenti delle sue città.
La domanda è però se costituisce essa ancora un pericolo per la comunità internazionale e, per meglio dire, per l’Occidente. Nel 1979 Khomeini identificò l’Occidente con il Grande Satana, il nemico dell’islam e tentò di esportare il suo zelo e il suo sistema teocratico in tutto il mondo mussulmano. Una intera generazione si sacrificò con entusiasmo e fanatismo sui campi di battaglia dell’Iraq ma senza risultati concreti perche l’Iraq di Saddam aiutato da tutto il mondo (Occidente, arabi e URSS) resistette. L’ultima ondata umana che nel 1989 doveva spazzare via il piccolo satana di Saddam Hussein non fu mai lanciata e poco dopo Khomeini moriva tristemente. Da allora è passata una intera generazione, i giovani sono ben lontani di quell’atmosfera di fanatismo religioso che impregnò la generazione dei padri. Ormai i giovani non sentono solo la voce degli iman dagli altoparlanti delle moschee ma sono in contatto attraverso i nuovi mezzi di comunicazione con i coetanei di tutto il mondo.
La rielezione di Ahmadinejad, un rappresentante della generazione di Khomeni, avvenne nel 2009 in mezzo a proteste, probabilmente infondate, di brogli elettorali ma il punto è che si protrasse molto a lungo, oltre ogni aspettative e interessò essenzialmente la parte più colta e avanzata del paese. D’altra parte Khomeini non rappresentava tutto il clero sciita, anzi spesso era in contrasto con esso perché la sua creazione politica, in effetti, era al di fuori della tradizione sciita: il più prestigioso esponente sciita, il grande ayatollah Montazeri, fu sempre oppositore suo e del suo erede Kamenei. L’Iran mantiene la sua struttura rigorista religiosa ma l’idea di esportarla è tramontata definitivamente. Comunque per quanto rigorista è molto più moderna dell’Arabia saudita per non parlare dell’IS. E’ vero che in Iran le donne debbono portare ancora la chador ma è anche vero che esse rappresentano più della metà della popolazione studentesca mentre in Arabia Saudita non possono nemmeno guidare l’auto e in certe zone del Pakistan e in Afganistan vengono incendiate le scuole femminili e le ragazze rischiano di essere sfigurate con l’acido se ci vanno.
Dobbiamo poi tener conto che Rouhani ha vinto le elezioni con la prospettiva di far rientrare l’Iran nella legalità internazionale: come primo gesto ha riconosciuto esplicitamente la Shoa, cosa che accanitamente e strenuamente il suo predecessore Ahmadinejad aveva negato. Ora il fallimento dei negoziati di Losanna avrebbe affossato ancora una volta i moderati o meglio, come si definiscono, i pragmatici, dando fiato invece all’estremismo oscurantista. Invece ora tutto l’Iran festeggia l’accordo e con esso il trionfo della tendenza moderata e pragmatica che, con la fine sperata delle sanzioni, aprirà la strada alla sperata ripresa economica. L’Occidente non poteva deludere questa attesa.
L’estremismo jihadista che era il sogno di Khomeini si è effettivamente diffuso nel Medio Oriente ma ormai permea movimenti sunniti di ispirazione wahabita che si mostrano nemici soprattutto degli sciiti e dell’Iran: alla fine, paradossalmente, Khomenini ha fatto nascere i suoi più accaniti nemici.
Crediamo tuttavia che sarebbe una illusione pericolosa pensare che l’Iran, alleata dell’Occidente, possa debellare il terrorismo jhadista. L’intervento sciita iraniano contro il jihadismo sunnita finirebbe con aumentare il suo prestigio e la sua forza fra i sunniti. L’offensiva voluta dal governo iracheno retto dallo sciita al-‘Abadi contro l‘IS, formata essenzialmente da milizie sciite sostenute dall’Iran e diretta da un generale iraniano è fallita prima ancora di cominciare: non è riuscita nemmeno a espugnare Falluja, la roccaforte dei sunniti, difesa da un piccolo contingente dell’IS. Il fatto è che gli sciiti non possono invadere le terre sunnite, e viceversa, perché si altererebbero equilibri storici vecchi di millenni. Anche in Yemen, quando gli Zaidi hanno cercato di controllare le zone sunnite, hanno provocato l’intervento massiccio di tutto il mondo sunnita, Tuttavia l’Iran puo essere un interlocutore fondamentale per risolvere le crisi in Iraq, Siria e Yemen, che sarebbe già un passo essenziale alla lotta al jihadismo.

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