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Domenica 10 maggio assistiamo, al Teatro Angelo Musco di Catania, all’ultima replica de “Il compleanno” di H. Pinter. Uno spettacolo “difficile”, nel primo atto lento, a tratti enfatizzato a tratti quasi sussurrato ma nell’insieme ha saputo catturare l’attenzione di un pubblico tenuto con il fiato sospeso proprio per quella “follia” aleggiante, per quei suoi peculiari paradossi illogici. “The Birthday Party- Il compleanno” è il primo capolavoro del drammaturgo inglese e contiene in esso tutti gli elementi che diventeranno caratteristici della sua “poetica dell’assurdo”, sottolineando le contraddizioni del quotidiano.

La traduzione del testo è di Alessandra Serra, la regia di Fulvio D’Angelo, scene e costumi di Giovanna Giorgianni, luci di Franco Buzzanca. L’ossessione di Pinter si rivolge a quei comportamenti che fanno parte della vita di tutti i giorni, con lo scopo di penetrare “le stanze chiuse dell’oppressione” e il grande vuoto sotterrato da parole e nelle banali “chiacchiere” del parlare quotidiano.

Noi tutti gli esseri umani siamo un po’ Stanley, il protagonista. Il male inesorabilmente ci colpisce trasformandoci, deformandoci profondamente. Una stanza, la cucina di una piccola locanda a conduzione famigliare, e in quella stanza irrompe il quotidiano. Poi il quotidiano diventa assurdo mutato dalla minaccia, dalla paura del mistero, dell’ignoto. Un marito pacato, Mister Petey, saggio, abituato alla ripetitivita’ verbale della moglie, interpretato dal garbato, sempre credibile, convincente e molto naturale attore Leonardo Marino. La moglie, Meg, un po’ svanita, molto semplice, spontanea e completamente incatenata ad una quotidianita’ quasi ossessiva, è ben caratterizzata dall’attrice Alessandra Costanzo.

La giovane e brava attrice Ramona Polizzi è Lulù, una ragazza che frequenta la locanda di Meg e Petey giocando “all’amore”, attratta da Stanley prima e poi dall’arroganza di Golberg.

Il bravissimo, incisivo, attore Liborio Natali è Stanley, da un anno unico ospite di Petey e Meg, giovane uomo frustrato, ossessionato e successivamente omologato dai due “killer” Goldberg – Fulvio D’Angelo e McCann – Giampaolo Romania.

L’interpretazione di Fulvio D’Angelo ci sembra a tratti esageratamente enfatizzata, esasperata nei toni e nella mimica corporea. Il regista probabilmente vedeva in questo modo il suo personaggio cucendoselo addosso comunque con maestria.

Giampaolo Romania porta sul palcoscenico un McCann incisivo, dall’indole violenta e decisa. L’espressione “fredda” del volto viene mantenuta dall’attore dall’inizio alla fine con grande professionalita’.

Durante la festa di compleanno organizzata alla locanda da Meg, Lulù e dai due “scagnozzi” omologatori, assistiamo al palesarsi del “Male” al quale non possiamo e non dobbiamo sottometterci. Questo “male di vivere” si nasconde nel tran-tran quotidiano annullando il confine tra reale ed irreale, vero ed inventato.

E’, quella di Pinter, la commedia della follia nella sua normalita’, il paradosso dell’esistere. L’uomo è frutto di entrambi i mondi.

Il senso piu’ profondo dell’umanita’ sta proprio nella sua insensatezza.

 

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